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sabato 28 gennaio 2017

Sognando quello che fu

di Simona CASAGRANDE


Spesso mi è capitato di vedere foto di Alassio dell’inizio del sec. XX e mi hanno affascinato le radicali trasformazioni che ha subito nel tempo: rispetto ad oggi mi sembra del tutto irriconoscibile. Il centro cittadino, dove vi sono strade, case su case, allora non era altro che una verde pianura coltivata ad ortaggi con alberi di frutta…. E mi viene da sorridere pensando come nel 1907, durante la prima edizione della Milano-Sanremo, i ciclisti partecipanti dovettero transitare s’una stretta strada lastricata, l’attuale budello, perché non esistevano altre strade.
Che bella l’Alassio dei nostri nonni e bisnonni… e non mi riferisco alla leggenda di Adelasia ed Aleramo, che la nonna ci raccontava, come fosse una favola dei fratelli Grimm, accompagnandoci nelle braccia di Morfeo… ma a quell’Alassio che noi distrattamente vediamo, ma non guardiamo, perché viviamo la vita ascoltando il ticchettio dell’orologio e non ci soffermiamo ad ammirare le bellezze che ci circondano, tanto famigliari, ma incredibilmente sconosciute.

Ed è così che nel tepore dell’alba, quando il sole fa capolino all’orizzonte, dietro all’isola Gallinara, e mentre tutti dormono ancora,  passeggio, sguazzando con i piedi nell’acqua del mare ancora fredda, ed incontro, in borgo Barusso, posta s’uno scoglio, come a volermi aprire la porta, invitandomi ad una visita del centro storico, ancora deserto, la chiesa dedicata alla mamma di Maria, Sant’Anna.
Accetto l’invito e sognando un mondo antico, percorro via Vittorio Veneto, una parte del cosiddetto “budello”, costeggiata da eleganti negozietti, di cui noi, passando, scrutiamo sempre le colorate vetrine, interessati ai capi di alta moda che ci abbagliano legandoci al presente o proiettandoci nel futuro, ma che c’impediscono d’ammirare il passato di questi luoghi.

Passeggiando, sul lato destro, trovo subito tre grandi portoni incorniciati da neri portali in ardesia scolpiti: la chiesa della Carità. Fu eretta insieme all’Hospitium  Peregrinorum  tra il 1307 ed il 1310 da armatori alassini, in  seguito alla mancanza di alloggi durante il passaggio delle folle di pellegrini, diretti a Roma  per il I Giubileo, indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Nel 1315 vi sostò anche San Rocco di Montpellier. Allora L’Hospitium aveva la capacità di ventisei posti letto, una cucina e l’annessa chiesa. Con il passare degli anni venne ampliato e divenne il primo ospedale civico. Oggi è un rinomato albergo.

Cerco così d’immaginare i pellegrini, nelle loro umili vesti, attraversare questa lunga striscia di piccole case, al massimo due piani, modeste, senza pretese, affiancate l’una dall’altra, lungo la costa, fino a formare una lunga via racchiusa tra le due porte cittadine ed il resto campi coltivati…  mi sembra quasi di poterne vedere i colori, sentire gli odori, i rumori, i silenzi…
Così camminando, ancora sognante, incontro a destra, quasi ad angolo con p.zza Matteotti, prima della farmacia, un grande portone in ferro di colore verde scuro, sovrastato da una mezza luna in ferro battuto: palazzo Scofferi che nel periodo napoleonico, fu sede del municipio.

Guardando questa strada così lastricata, sento ancora rimbombare, tra i muri delle case, lo scalpitio degli zoccoli ferrati dei cavalli, allora unici mezzi di trasporto, e cerco d’immaginare le nostre bisnonne, ancora giovin donzelle, passeggiare spettegolando nei loro abiti semplici, lunghi e pesanti, dalle stoffe ruvide e pungenti, dai tagli severi, dai colori scuri e tristi….

Camminando incontro diversi portoni di altri nobili palazzi, tra cui un altro palazzo Scofferi, di un altro ramo della famiglia e Palazzo Bonfante.
I nobili qui erano di matrice imprenditoriale, nobilitati, non per nascita, ma per servigi e benemerenze acquisite, e non gareggiavano tra loro, per cui costruirono le loro dimore di modeste proporzioni a poca distanza l’una dall’altra.
Ed ecco del sec. XVI  e XVIII, il palazzo dei cittadini più illustri: i marchesi Ferrero Gubernatis di Ventimiglia. Le finestre contornate di colore giallo sullo sfondo mattone della facciata, con un portone talmente maestoso che mi chiedo come si possa passargli davanti senza che venga notato, eppure sono pochi coloro, alassini e non, che restano catturati da tanto splendore. I battenti di ferro, sul portone centrale, fuoriescono dalla testa di Bacco ed i portali in marmo bianco, hanno altorilievi con frutta, fiori e melograni a fargli da cornice; al centro, in alto, un grande stemma in marmo rappresentante uno scudo su fondo oro con tre righe nere; sui lati due altorilievi in marmo bianco con due grandi vasi pieni di fiori e frutta.

Non resisto alla tentazione di esplorare ulteriormente il palazzo e corro incuriosita sul retro dove, in via Cavour, trovo ad attendermi un fantastico giardino curato con l’amore che si addice solo ad uno scrupoloso giardiniere: pieno di aiuole con fiori di ogni specie e colore, e poi abeti, palme e cipressi…
Immersa nell’intenso colore giallo di una rosa ancora socchiusa, chiudo gli occhi e subito sento le giovani voci dei figli dei marchesi di allora che, giocando spensierati, corrono tra le piante, celandosi tra i cespugli con i loro elegantissimi abiti in pizzo e merletti, soffice velluto e sottile organza; immagino quello spettacolare giardino arrivare ai piedi della collina, e non soffocato, come ora, dagli alti e moderni palazzi che lo circondano, ma molto più vivace, più allegro, più libero, più luminoso….

Giunta all’angolo di via Cavour con via Dante, camminando con il naso in su, ancora assorta, scorgo un bel palazzo bianco, con ringhiere e sottobalconi in ferro battuto nero, in stile liberty, quello che fu lo storico “Caffè Roma” raduno del jetset internazionale negli anni ’50.

“Quel muricciolo anonimo così spoglio, semplice contenimento al terriccio dei giardini pubblici, è indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini di un caffè così elegante”, disse un giorno Mario Berrino, il titolare del noto locale, ad Hemingway, mentre questi firmava il “libro dei ricordi”. Ma proprio in quell’istante gli venne l’idea di trasferire gli autografi, di tutti quei personaggi illustri, che aveva raccolto negli anni, su piastrelle di ceramica colorata, di varie forme e dimensioni, e rivestirne quel “Muretto” così spoglio, cosicché tutti potessero contemplarli.

Dietro al Muretto, nascosto dagli enormi alberi del giardino, dal 1904, il Palazzo del Comune che dall’esterno sembra quasi Montecitorio, spostato da piazza Airaldi e Durante (ora sede della posta centrale), ha preso il posto del convento delle Clarisse che sorgeva qui dal 1603, poi spostatesi in località Belvedere.
Mi siedo qui s’una panchina nascosta fra i cespugli ad ammirare il secolare abete che altero e silenzioso, come un vecchio saggio, domina le coloratissime aiuole dei giardini comunali e penso a quante cose, a quanti cambiamenti ed innumerevoli trasformazioni abbia assistito nel trascorrere della sua lunga vita: prima le verdi distese incontaminate, poi i campi di ortaggi, gli alberi da frutta, poi ancora la strada sterrata, i cavalli, le carrozze, le rumorose e puzzolenti automobili, il semaforo intelligente ed infine la rotonda…

Ma ecco un lungo, fastidioso ed assordante suono stridulo, come di ferraglia, irrompere la pace del mattino: è l’intercity delle 7.30 per Genova. Alzo lo sguardo dietro l’abete ed intravedo la “nuova” stazione ferroviaria, costruita nel 1914, s’un terreno che fu della famiglia Hanbury, la quale lo concesse gratuitamente a condizione che tutti i treni passeggeri in transito da Alassio, vi si fermassero. E rivedo, le romantiche carrozze, con le caratteristiche cappelline estive o i pennacchi festosi sul capo dei cavalli che tutte ordinatamente in fila, attendevano i turisti che comodamente aprivano le vacanze alassine con una romantica passeggiata per poche lire.

Attraversata piazza Partigiani, verso levante, giungo ad una maestosa costruzione, in stile liberty, da poco restaurata: il Grand Hotel. Del 1871, era allora l’albergo più elegante del ponente ligure, solo una decina di anni più vecchio dell’Hotel Mediterranee, era affiancato anche da un casinò che ha lasciato il posto alla grande piazza.
Furono gli anni in cui i medici cominciarono a consigliare la balneazione nelle acque marine, quale metodo naturale per la guarigione di diverse malattie. Così le spiagge cominciarono timidamente ad animarsi di ultra pudichi bagnanti e proprio qui davanti sorse qualche anno dopo, il primo stabilimento balneare della cittadina, “L’Anfitrite”, affiancate in breve tempo dalle cabine del collegio salesiano. Pochi sanno che a questo proposito, nel 1906, le autorità comunali, emisero un’ordinanza, secondo la quale era severamente proibito percorrere o intrattenersi per le vie del paese in accappatoio, era solo tollerato l’andare con tale abbigliamento dall’abitazione al mare: molto simile ad un’attuale ordinanza!
Questi furono anche gli anni in cui i primi precursori del nostro turismo, gli inglesi, scelsero questo luogo per il loro soggiorno invernale, coronandone le alture di eleganti ville circondate da incantevoli parchi e verdi giardini: con una loro biblioteca, una farmacia, il teatro, i campi da tennis, la chiesa anglicana… eravamo quasi una loro colonia!

Tra questi il pittore Richard West che, vivendo a Villa Bianca (l’attuale hotel Beau Rivage), proprio di fronte al mare, stravagantemente faceva il bagno ogni mattina, in ogni stagione dell’anno. Alla Memorial Gallery, una delle pinacoteche comunali, è possibile riconoscere le caratteristiche della sua arte, in un’ottantina di quadri, che la figlia Katleen, nel 1963, alla morte del padre, ha donato alla città.
   Passato il Grand Hotel, proseguendo sul lungo mare, incontro il possente torrione di Borgo Coscia, del XVI sec., eretto dalla Repubblica di Genova per la difesa dei paesi costieri contro i saraceni.


E proprio in questo angolo di storia, a conclusione della mia passeggiata mattutina, mi siedo sugli scogli grigi, tra i bianchi gabbiani ed ascoltando in silenzio il fruscio del mare, l’infrangersi delle onde ed il gorgoglio delle pietre, non posso non osservare lo splendido golfo, illuminato dal sole ormai alto: da un lato Capo Mele e dall’altro Capo Santa Croce che sembrano volersi allungare in un abbraccio… su nel cielo qui e là dei parapendii che avvolti da sfumature di mille colori si lasciano librare nell’aria… li guardo e penso a questi luoghi… il passato, il presente ed il futuro… penso ad Icarus, al suo sogno infinito… 





giovedì 7 marzo 2013

Bullismo? No, grazie!

di Simona CASAGRANDE
 
 
 
Per il 30 maggio  alcuni studenti dell’Istituto Alberghiero Giancardi di Alassio hanno organizzato una manifestazione per dire NO al bullismo. L’iniziativa è partita da degli alunni delle classi IV e della V, con a capo del progetto Mattia ACCURSO e dell’organizzazione Lisa BUSÈ; hanno partecipato poi attivamente alla realizzazione anche Abigail MASSIDDA,  Valentina ALLASIA e Rodrigo PARODI coinvolgendo moltissimi altri ragazzi, anche quelli delle prime classi.

“Siamo indignati di vedere certe scene su You Tube, ai telegiornali e nelle varie trasmissioni televisive. Siamo disgustati dai nostri coetanei che non sanno cosa sia la solidarietà o il rispetto per il prossimo. Ma ugualmente siamo offesi dai mass media che mostrano continuamente immagini di quel genere di gioventù, mentre i buoni esempi vengono dimenticati. Tra di noi ci sono anche persone speciali che fanno cose straordinarie, ma non se ne parla o se ne parla decisamente troppo poco. Se se ne parlasse un po’ di più forse gli emulatori seguirebbero altre strade.”

I capofila hanno così presentato le loro idee al Sindaco e all’Assessore Zavaroni che hanno accolto con grande entusiasmo il loro progetto, sostenendolo ed aiutandoli nella realizzazione. Poi i maturandi hanno coinvolto anche altre scuole delle Baie del Sole: le medie M.Ollandini, le medie ed i licei Don Bosco, d’Alassio, e poi l’agrario Aicardi, l’ITIS Galilei ed i licei Giordano Bruno d’Albenga e tutti insieme hanno dato vita ad una grande maratona artistica.

Così il 30 maggio per ben 7 ore consecutive, senza alcuna interruzione, i ragazzi delle Baie Del Sole, hanno con grande entusiasmo e passione,  nonché  indescrivibile emozione, presentato, scolpito frutta e verdura, cantato in coro, in coppia o da soli, musiche dei Beatles, Ramazzotti, Vasco Rossi, Pausini, Prince, Madonna, Le Vibrazioni, Grignani, D’Alessio, Springsteen…… ballato hip hop, jazz, salsa, merenghe, baciata,…… suonato Mozart, Bernstein, Piovani, Chajkowski, Bizet, Nirvana, The Ramones, Police, Europe, Queen, Doors,…… recitato Benigni, sketch di cabaret e poesie senza stancarsi mai. Magari avevano lo stomaco reclamante, la voce rauca e secca, i piedi un po’ gonfi e doloranti, ma andavano stoicamente avanti certi del loro gesto ed incredibilmente convinti delle loro idee.

 Josè Antonio Abreu, direttore d’orchestra ed ex Ministro della Cultura Venezuelano, per costruire un futuro in uno dei Paesi più violenti del Sud America, devastato dalle enormi differenze sociali, ha dato vita a un sistema rivoluzionario, basato sulla cultura della musica. Josè Abreu non ha scelto la via degli aiuti umanitari, ma quella dell’arte ed in questo modo ha risvegliato il rispetto di se stessi e per gli altri”. Spiega Abigail MASSIDDA sul perchè di una maratona artistica.
“Purtroppo anche in Italia le cronache nere dei giornali sono piene della violenza che ormai permea in modo incontrollato i rapporti familiari, d’amicizia, di coppia ed in genere i rapporti sociali. Ma soprattutto ciò che ci sconvolge sono i fenomeni di bullismo reiterati dai nostri coetanei o peggio ancora da bambini. Ed in merito a questo ci siamo interrogati, chiedendoci quale sarebbe potuto essere un modo per contrastarli, per fermarli, per dire BASTA!” Esclama deciso Mattia ACCURSO.  

“Sembra inverosimile che nei Paesi in via di sviluppo in cui tutti gli sforzi sono tesi al successo economico, non si cerchi di educare la sensibilità fin dalla prima infanzia…” Dice Hind ER RACHED.
 
Eppure è proprio tramite la sensibilità che si potrebbero formare delle nuove generazioni con una capacità più profonda e completa di apprezzare la bellezza della vita.” Commenta Loris PARODI.
“Solo nutrendo l’anima troveremo le risorse per emanciparci e migliorare la qualità della vita, diventando una risorsa per la nostra comunità.” Ribadisce Lisa BUSÈ.
 “Se l’arte ha la capacità di esaltare i valori di solidarietà e reciproca compassione, riuscirà ad unire intere comunità e cambiare il profilo sociologico di un paese!” Dichiara Fabio GARASSINO.
Pur essendo, l’Italia, un Paese ricco di cultura, l’educazione artistica non è considerata uno dei fondamenti della vita culturale, ma forse potrebbe essere proprio questa una strada possibile per la crescita sociale. Suggerisce Rodrigo PARODI.
“Niente come l’arte è capace di sviluppare quella sensibilità necessaria per uccidere la violenza.” Sottolinea Anna BUSE’.

È così, grazie proprio all’Assessorato alle Politiche Scolastiche, sempre sensibile alle problematiche giovanili, questo gruppo di brillanti intellighenzie ha potuto esprimere il proprio disappunto, le proprie idee, le proprie teorie, le proprie proposte.

Ragazzi maturi che hanno riflettuto, discusso, cercato delle soluzioni, ragazzi di cui, genitori ed insegnanti, possono solo andare fieri ed orgogliosi; ragazzi che, nonostante la loro giovane età e la loro inesperienza nelle cose del mondo, hanno molto da insegnare a tanti adulti navigati. Ragazzi di cui vorremmo si parlasse di più, perché sono loro il NOSTRO vero futuro.



Pubblicato a luglio 2008



 

sabato 9 febbraio 2013

Un musical tra i cipressi

di Simona CASAGRANDE



Il 19 agosto 2006 all’Auditorium Enrico Simonetti di Parco San Rocco è andato in scena, con il quasi tutto esaurito, il musical italiano più famoso nel mondo, portato alla ribalta, nel 1974, da Garinei e Giovannini ed interpretato da Jonny Dorelly e Daniela Goggi (Don Silvestro e Clementina): “Aggiungi un posto a tavola”.
Rappresentato, nella sua versione originale ed integrale, dalla compagnia amatoriale “Musical è…” di Diano Marina è stato portato in giro con successo per tutto il Ponente Ligure: le ultime tappe a Ceriale e Diano Marina.
Attori non professionisti e giovanissimi, ma artisti completi ed instancabili (lo spettacolo, con soli 5 minuti di pausa, alle 23.30, è durato 210 minuti); tutti i 26 elementi, quasi sempre contemporaneamente sul palco, montavano e smontavano le scenografie con incredibile velocità ed agilità che sembrava quasi fosse parte della finzione, oltre a recitare, ballare e cantare con incredibile trasporto, sentimento e grande entusiasmo.
I suggestivi costumi, anni ’50, semplici, armoniosi dai candidi colori panna, créme, rosa chiaro, bianco e turchese richiamavano quelli dei più noti musical americani.
Interessantissimo il prolungamento del palco nella platea, non meno avvincente ed accattivante si è dimostrato il coinvolgimento del pubblico inconsapevole in alcune scene della commedia. Ma senza alcun dubbio è stata impareggiabile l’interpretazione degli attori: Alessandro Rinaldi (Don Silvestro), Francesca De Rose (Clementina), Marco Pesce (il sindaco), Giuseppe Socratici (Toto), Elina D’Arcangelo (Consolazione) e Laura Aichelburg (Ortensia) che nulla hanno da invidiare  ai colleghi professionisti.

Eccezionali i ballerini, sia di classico che di rap: Ivar Acquarone, Patrick Di Bella, Alessio Cifone, Valeria Campagna, Valentina Corrà, Norma Modolo, Laura Pastorino, Dalila Pera, Giulia Pesce e Valeria Restani.
Splendide le voci di Alessia Lombardo, Jessica Luongo, Alessandro Casini, Armando Cassinelli, Matteo Domenichini, Gianluca Elia e Riccardo Valiante.
I ragazzi, alla loro prima performance hanno mostrato una bravura da artisti navigati, e doppiamente meritevoli perché la loro bravura  nasce per passione e non per danaro.

Unica pecca i numerosi cellulari che squillavano continuamente tra il pubblico, ed incuranti delle proteste degli altri spettatori, “i maleducati” spesso non si esimevano neppure dal rispondere chiacchierando con amici e parenti. Inaccettabile la mancanza di rispetto per gli altri auditori, ma soprattutto per chi stava dando il meglio di se stesso su quel palco.
Purtroppo ad Alassio vi sono stati troppo pochi manifesti dedicati, valeva davvero la pena di vedere una commedia così vivace e divertente, peccato per coloro che se la sono persa! Speriamo però che venga replicata quest’inverno, cosicché tutti possano godere di qualche ora di allegria e spensieratezza con i “Musical è…”. 


Pubblicato nel settembre 2006




 

giovedì 15 novembre 2012

Emozioni Natalizie

di Simona CASAGRANDE


Nelle metropoli la gente ogni inverno attende con ansia il ponte dell’Immacolata, e per chi è fortunato anche sant’Ambrogio, per assaporare la prima neve, invadendo le piste da sci. Ma non tutti amano la montagna.

Ad Alassio, il 4 dicembre, con l’inaugurazione della casetta rossa di Babbo Natale, l’accensione delle luminarie in tutte le strade del centro, l’addobbo dell’enorme albero nei giardini del Palazzo Comunale, l’animazione nelle piazze, l’allegra musica nei carruggi, i trampolieri ed i giocolieri nel centro storico, si è avviato il fitto calendario di iniziative che la città dedica ogni anno a bambini ed adulti per queste festività.

Arrivando, sia da levante, che da ponente, il “foresto” è stato accolto da enormi palle blu e argento e, nelle vie del centro, le botteghe, minuziosamente adornate con ogni genere di scintillio e la musica in tema, ricevevano gli ospiti sette giorni su sette; la gente che affollava il “budello” e passeggiava, ammirando le vetrine, con tante buste e pacchi di ogni forma e colore, ed i mercatini solidali nelle traverse e nelle piazzette, annunciavano che la santa festa si avvicinava sempre più; ovunque si respirava quell’aria tipica del Natale.

Alassio, per più di un mese,  ha registrato il tutto esaurito, popolandosi, non solo di turisti giunti dalle regioni vicine, ma anche di autoctoni in visita dai paesi limitrofi e dall’entroterra, venuti qui per respirare, oltre al profumo del mare, anche quell’atmosfera speciale che solo un luogo caratteristico come questo sa donare. Per tanto, il comune, non si fa mai trovare impreparato, ed ogni anno, propone le più svariate iniziative attente a soddisfare ogni gusto ed ogni esigenza di grandi e piccini.

Per gli adulti, come da tradizione, abbondavano spettacoli solidali, animazione in piazza, cabaret, teatro dialettale, letture di brani dei più grandi poeti dei nostri tempi, concerti di musica classica e non, balletti, come quello dei Kataklò e quello di Kledi Kadiu; e poi cineforum, mercatini dei sapori liguri e dell’antiquariato, corsi gastronomici sul tema Natale, pomeriggi danzanti, capodanno in piazza e ben due spettacoli pirotecnici: uno per salutare l’anno che se n’è andato, a mezzanotte, e l’altro per dare il benvenuto a quello nuovo, il pomeriggio del primo. E, nonostante le rigide temperature, il 26 dicembre, non sono mancati, come sempre, i temerari pronti a tuffarsi in mare.
Ma, visto che la città di Alassio, presta sempre grande attenzione al mondo dell’infanzia, per i piccoli di casa, il programma è stato ancora più fitto: luna park, baby parking, sculture di palloncini, magie in piazza, baby dance, truccabimbi, laboratori creativi di musica, scultura e pittura; ed ancora, la fabbrica di cioccolato, magici giochi di luce ed animazione, spettacoli teatrali, burattini, tante favole, cinebimbi, il trenino lillipuziano, capodanno dei bambini all’Anglicana e non ultimo l’eccezionale spettacolo di “Io canto” con Gigi Garetta e Max Vitale che hanno presentato, tra entusiastici applausi, Cristian Imparato, Sara Musella, Davide Caci e Liudmila Loglisci insieme ai bambini di Alassio. E come ogni anno, nel centro storico, intenti a distribuire palloncini, caramelle e dolcetti, le famiglie hanno potuto incontrare gli aiutanti di Babbo Natale in concorso: si dice che il più votato vada poi al Polo Nord, da Santa Claus, a costruire i giocattoli per tutti i bambini del mondo!

Tra le iniziative ormai consolidate c’è stata pure “La più bella lettera a Mamma Natalia”.

Le festività si sono concluse poi, il 6 gennaio, alle ore 10.00, sul litorale antistante il pontile, con l’Epifania del subacqueo: simpatiche Befane hanno incontrato i bambini distribuendo carbone e dolcetti, per poi tuffarsi in mare, come sirene.

Molti pensano, sia indispensabile trascorrere queste feste in montagna, perché si crede che, la neve ed un caminetto acceso, facciano Natale, ma il vero Natale dovrebbe essere là ove si trovi quel calore e quell’atmosfera capaci di riempire il cuore, e, ad Alassio, immergendosi in tutte queste meravigliose immagini rimbalzate dai sogni e trasformate in fantastica realtà, ci si porta a casa, ogni volta, incredibili emozioni e tanti splendidi ricordi che valgono molto più di qualsiasi regalo e gli alassini, che lo sanno, non trascurano di curare tutto nei minimi dettagli, per regalare a grandi e piccini momenti indimenticabili.



Pubblicato su GenovaZena a Gennaio 2011


 



 

 

mercoledì 27 giugno 2012

Si Può Fare di Più!

di Simona CASAGRANDE


Il 28 gennaio la Yale e la Columbia University hanno rilasciato l'Indice di Sostenibilità Ambientale 2009 per 163 paesi, presso il Forum Economico Mondiale, basato su linee di condotta ben consolidate, divise in 10 categorie che coinvolgono sia la salute del pianeta che l’ecosistema.

Al primo posto troviamo l'Islanda, grazie alle sue politiche ecologiche e di salute pubblica nonché per il suo controllo delle emissioni di gas ad effetto serra. Questo perché l'energia, prodotta qui, proviene quasi esclusivamente (99,9%) da fonti rinnovabili, infatti il Parlamento islandese nel 1998 ha deciso di eliminare tutti i combustibili fossili dall'isola ed utilizzare solo mezzi di trasporto ad idrogeno, prefiggendosi, entro il 2050, di riuscire a raggiungere il 100%.

L’Italia, in Europa, si è classificata al 12° posto, dopo l’Inghilterra e la Germania. Nel 2008, nel mondo, eravamo al 24° posto, ora siamo al 18°, possiamo quindi vantare un miglioramento, ma non è ancora sufficiente, si potrebbe fare decisamente molto di più.

Occorre, però, capire che questa non è una questione riservata unicamente alla classe politica e all’industria, ma ci riguarda tutti da vicino. Certo, non possiamo risolvere i problemi ambientali, come il cambiamento  climatico, da soli, e per i quali sono necessari interventi internazionali concertati, ma ciascuno di noi può fare qualcosa nel suo piccolo.

Intanto, vista la stagione estiva, ci si potrebbe ricordare che il mare per eliminare un fazzoletto di carta impiega almeno 3 mesi, per un mozzicone di sigaretta da 1 a 5 anni, per una buccia di banana 2 anni, per un oggetto di plastica da 10 a 20 anni, per uno di nailon  da 30 a 40 anni, per uno di latta 500 anni, per uno di alluminio da 80 a 100 anni e per una bottiglia di vetro o un pezzo di polistirolo addirittura 1000 anni. In fondo basta poco per dimostrare un po’ più d’amore per il nostro pianeta. Applicare le buone pratiche non costa nulla: si tratta, infatti, solo, di adottare piccole regole, ma efficaci. È assolutamente necessario comprendere che il nostro futuro e quello dei nostri figli, dipende dalle scelte che facciamo.
 
A luglio si è concluso il biennio del T.V. Luca SAMMURI alla guida della Capitaneria di Porto di Alassio (SV): un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti, infatti questo sarà, tra non molto, il 1° Ufficio Circondariale Marittimo, in Italia, ad ottenere la certificazione UNI EN ISO 14001.
La norma internazionale ISO 14001 stabilisce i requisiti per un Sistema di Gestione Ambientale, che viene utilizzato per misurare e documentare l’impatto che una qualsiasi organizzazione, nell’esercizio delle proprie funzioni, può avere sul territorio. Cosa molto importante per indurre gli individui a riflettere, generando così un cambiamento nella coscienza ambientale. A questo fine si richiede, pertanto, che ci si approcci in modo realistico a tutti i settori.  

Il circondario marittimo di Alassio comprende lo specchio acqueo della costa ligure compreso tra Andora e Loano che implica, in particolare nel periodo estivo, impegni tanto gravosi quanto complessi, come  le operazioni di soccorso in mare, la vigilanza archeologica (intorno ai fondali dell’isola Gallinara, sono presenti, infatti, ben 2 relitti, di cui uno d’epoca romana), il controllo delle imbarcazioni da diporto, le certificazioni per la sicurezza della navigazione, le verifiche sugli stabilimenti demaniali  ed i controlli sulla filiera ittica commerciale a partire dalla fase in mare proseguendo presso i punti di sbarco, le pescherie, i centri commerciali, i ristoranti e poi molto altro.



Ma il Comandante Sammuri non si è limitato alle classiche operazioni di polizia marittima, ha voluto introdurre nuove attività, come il controllo della velocità delle imbarcazioni, nello spazio portuale, grazie anche ad una collaborazione con la polizia municipale, tramite tele laser, per rendere la navigazione più sicura. Si è reso inoltre artefice di una campagna di sensibilizzazione, in cui si raccomanda di smaltire correttamente i segnali di soccorso in mare scaduti, quali razzi, boette fumogene e fuochi a mano, evitando di gettarli in acqua o accenderli in navigazione o a terra, creando falsi allarmi ed inutile dispendio di risorse, o ancora abbandonarli in cassonetti destinati alla spazzatura, in quanto rientranti tra i rifiuti pericolosi, contenenti sostanze inquinanti e nocive per l’ambiente, come tutti i prodotti esplosivi. I naviganti vengono, pertanto, esortati a portare il tutto alla C.P. alassina che provvede allo smaltimento, in occasione degli spettacoli pirotecnici che si svolgono nel circondario marittimo di competenza. Un’iniziativa veramente ingegnosa per colmare un buco legislativo.


Ma un particolare plauso è dovuto, al T.V. Sammuri, soprattutto per aver promosso le buone pratiche ambientali, come la riduzione dei costi di gestione dei rifiuti tramite la raccolta differenziata di carta, vetro, lattine, pile, toner, olio combustibile, bottiglie, bicchieri e tappi di plastica; come anche il risparmio nel consumo di materiali, spese postali, energia elettrica ed acqua. Un esempio che dovrebbe però essere la regola. Un grande impegno che, se portato avanti, sicuramente gioverà all’immagine della Guardia Costiera alassina.

E così, un ragazzino, che a otto anni sognava di poter diventare un giorno zoologo, è diventato invece, un eccellente Comandante, che ha saputo, e sa fare, la differenza.

Certo, raggiungere i risultati islandesi non sarà cosa facile, ma se noi, ogni giorno, ci ricordassimo, in ogni nostro gesto, che siamo noi, e soltanto noi, prima di chiunque altro, a decretare il tipo di ambiente, che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli ed ai nostri nipoti, il traguardo non sarebbe, a ben vedere, troppo lontano: basta volerlo!


Pubblicato su GenovaZena nell'agosto 2010

 

giovedì 31 maggio 2012

“… Se vedo Ricordo, Se Faccio Capisco”

di Simona CASAGRANDE


Il 4 novembre, mentre il presidente della Fiat, John Elkann, a Cassino (FR), durante il convegno ''Generazione Net o Neet generation, auspicava, per un più energico sviluppo del nostro Paese, un numero maggiore di studenti in materie scientifiche, ad Alassio, proprio per incentivare la scelta di questi temi, da parte delle giovani menti, e sulla scia di quello di Genova, giunto ormai all’ottava edizione,  esordisce il ”Festival della Scienza”, promosso dall’Assessorato al Turismo ed alla Cultura del Comune di Alassio, in collaborazione con il Science Centre Immaginario Scientifico ed il GAVI (Gruppo Astrofili Volontari Ingauni).

In occasione dell’evento, sono stati invitati dei giovani astrofisici, del museo IS di Trieste, che hanno dato l’opportunità al pubblico di visitare il mondo scientifico con altri occhi. Infatti l’IS è un “museo di nuova generazione” che rivoluziona le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo riservato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, qui, il museo si trasforma in un luogo vivo dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali, confrontandosi, così, con alcuni fenomeni naturali che lo invitano ad un gioco di scoperta e di ipotesi, offrendogli la possibilità di avvicinarsi e comprendere le leggi naturali e le interpretazioni scientifiche che sono state elaborate.

In questa luce, per cinque giorni l’ex Chiesa Anglicana, sulla prima collina della cittadina rivierasca, si è trasformata in uno spazio interattivo per conoscere la scienza attraverso bolle di sapone giganti, vortici d’acqua, circuiti elettrici, liquidi ed un piccolo planetario gonfiabile.
Una mostra-laboratorio per bambini e ragazzi, ma anche adulti, per raccontare la scienza in modo innovativo e coinvolgente: il gioco, diventa strumento indispensabile per riuscire a stimolare la curiosità dei più giovani e per avvicinarli ai fenomeni fisici e naturali.

Il programma di iniziative, in quest’occasione, è stato suddiviso in due parti: una prima parte, da mercoledì 3 a venerdì 5 novembre, dedicata interamente alle scuole ed una seconda parte aperta al pubblico.

I bambini della Scuola per l’Infanzia sono stati trasportati nel magico “paese delle bolle” e non solo di sapone: bolle incredibilmente colorate, bolle super resistenti, bolle che durano e volteggiano a lungo nell’aria.  E, come nella scuola di Hogwarts di Harry Potter, hanno sperimentato anche “Pozioni e reazioni” che hanno coinvolto i bambini in divertenti esperimenti di chimica.

Gli alunni della Scuola Primaria e Secondaria, invece, si sono cimentati in laboratori di chimica con un camino fluorescente, un semaforo liquido, la magia del blu che diventa trasparente ed un incontro con le mille forme dell'acqua: attraverso facili esperimenti i bambini hanno potuto indagare sulla natura e sulle caratteristiche dell’H2O, senza dimenticarne l’inestimabile valore. Ma volendo avrebbero potuto scegliere anche di viaggiare nel mondo della fisica attraverso scintille e scosse: semplici dimostrazioni sulla conduzione e su alcuni elementari circuiti elettrici che li hanno aiutati a capire come funzionano gli elettrodomestici di casa, perché si bruciano le lampadine o perché si prende la scossa. Inoltre, giocando con la densità dei liquidi, hanno imparato a conoscerne comportamenti e caratteristiche rispondendo a domande come: perché le navi galleggiano mentre i sassi affondano? Cosa succede se mescoliamo liquidi diversi?

Dalle ore 21.00 di venerdì 5, invece, l’ex Chiesa Anglicana, ospitante il “Festival della Scienza”, è stata aperta anche al pubblico.

Nelle serate del weekend, all’interno del caratteristico complesso, è stato possibile visitare lo Startlab: un vero e proprio universo mobile in grado di condurre i visitatori in un divertente viaggio attraverso i fenomeni del cielo, con un Planetario gonfiabile, ideato proprio dal Science Centre “Immaginario Scientifico” di Trieste. Qui gli ospiti,  traghettati da Gabriele, un giovane astrofisico, in un’affascinante visita alla volta celeste, hanno seguito, con grande entusiasmo, alcuni dei principali temi della geografia astronomica, con la proiezione dei movimenti del Sole, dei pianeti e delle stelle nelle diverse stagioni e alle diverse latitudini. Nel giardino, invece, grazie al “Gruppo Astrofili Volontari Ingauni”, si sarebbe dovuto procedere con l’osservazione delle stelle attraverso i telescopi, ma purtroppo il tempo è stato inclemente, per tanto ci si è dovuti accontentare di un brevissimo percorso tra varie meteoriti.

Nel pomeriggio di sabato, si è tenuto il laboratorio didattico per bambini “Stella filante”: grazie alla reazione ottenuta mescolando acqua, aceto e bicarbonato, è stato possibile lanciare verso l’alto, tappi di sughero colorati e decorati che si sono trasformati in giocose stelle filanti.

Durante l’ultima giornata del “Festival della Scienza” ha avuto luogo il laboratorio didattico “Paracadute”: con nylon, spago e pongo si è costruito un artigianale paracadute che, lanciato, si è aperto in aria dimostrando i principi fisici del volo. Infine è stata proposta la “Macchina a molla”: i complessi principi della meccanica e della dinamica spiegati in modo semplice e giocoso attraverso la creazione di un originalissimo prototipo.

L’evento, nel suo piccolo, è stato accolto con enorme entusiasmo e forte partecipazione, da grandi e piccini, riscontrando un vero e proprio successo. Per tanto, nel motto “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, si auspica, che tale iniziativa, venga presto ripetuta ed ampliata.



            Pubblicato su GenovaZena nel dicembre 2010


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domenica 12 febbraio 2012

Due Passi nel Passato


di Simona CASAGRANDE

Passeggiando nel “budello” della bellissima Alassio tutti noi scrutiamo sempre le coloratissime ed eleganti vetrine rimanendo affascinati dai capi d’alta moda che abbagliandoci ci legano al presente o proiettano nel futuro, ma c’impediscono di ammirare il passato di questi luoghi e le bellezze che li circondano, tanto famigliari, ma incredibilmente sconosciute.

Basterebbe chiudere gli occhi per un attimo per lasciarsi trasportare all’inizio del secolo scorso, quando il centro cittadino, dove ora vi sono strade, case su case, non era altro che una verde pianura coltivata ad ortaggi ed alberi da frutta e a questo modo riusciamo a godere di cose che di solito, distrattamente, vediamo, ma non guardiamo.
Così partendo dal fondo di via Roma incontriamo Villa Bianca, ove dal 1888 al 1905 visse il noto pittore irlandese Richard Whateley West, che ogni mattina, anche nei giorni più freddi dell’anno, scendeva a fare il bagno in mare e le cui opere, donate dalla figlia Katleen, nel 1963, alla città di Alassio, sono ora conservate nella Richard West Memorial Gallery.
Entrando nel “budello”, a chiunque verrebbe da sorridere pensando come nel 1907, durante la prima edizione della Milano-Sanremo, i ciclisti partecipanti, dovettero transitare proprio di qui, una stretta via lastricata, perché non esistevano altre strade.
Subito incrociamo, in Borgo Barusso, la chiesetta di Sant’Anna, protettrice dei marinai, eretta nel 1730, che racchiude al suo interno un crocifisso ligneo di Antonio Maria Maragliano. Posta s’uno scoglio sembra quasi volerci aprire la porta verso il centro storico del paese e noi accogliamo di buon grado l’invito.
Dopo alcuni metri, sul lato destro, troviamo tre grandi portoni incorniciati da neri portali in ardesia scolpita: è la chiesa della Carità, ove è conservata una statua dell’Assunta, anch’essa del Maragliano. Adiacente vi è l'Hospitium Peregrinorum, che fu eretto tra il 1307 ed il 1310 dagli armatori alassini, in seguito alla mancanza di alloggi durante il passaggio delle folle di pellegrini, diretti a Roma per il I Giubileo, indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Qui soggiornò anche San Rocco di Montpellier, nel 1315. L’Hospitium aveva inizialmente la capacità di ventisei letti, una cucina e l’annessa chiesa, in seguito venne ampliato diventando il primo ospedale civico.
All’angolo con piazza Matteotti, troviamo un grande portone verde scuro con chiodi a punta di diamante, con due battenti, sovrastato da una mezzaluna in ferro battuto: Palazzo Scofferi che nel periodo napoleonico, fu sede del municipio ed ove si racconta, pernottò Napoleone, qui di passaggio.
Girando a sinistra in via Milite Ignoto incontriamo subito un magnifico portone in ferro color verde chiaro con chiodi a punta di diamante, con due battenti in ottone fuoriuscenti dalla bocca di una testa di leone, rappresentanti ognuno due putti reggenti lo stemma di famiglia: Palazzo Vallerga.
Ed ecco anche l’elegante portone di Palazzo Brea, del XVI sec., riconoscibile per le sue classicheggianti colonne in marmo bianco di Carrara, in stile ionico, sovrastate da un portale bianco con l’effige “Commondo et Hospitio”.
I nobili qui erano di matrice imprenditoriale, nobilitati per servigi e benemerenze acquisite, quindi non gareggiavano tra di loro, costruendo residenze sfarzose, si accontentavano di dimore di modeste proporzioni, di massimo due piani e a poca distanza l’una dall’altra.
Tornando nel “budello”, al n.29 ecco nuovamente un Palazzo Scofferi, di un altro ramo della famiglia, mostrare un incantevole portone in legno marrone scuro con chiodi arrotondati in ottone, affiancato da finte colonne in marmo bianco di stile dorico e sovrastato da una mezza luna in ferro battuto con al di sopra un bellissimo stemma di famiglia in pietra bianca.
Poco lontano incontriamo, del sec XVI e XVII, il Palazzo dei cittadini più illustri: i Marchesi Ferrero Gubernatis di Ventimiglia. Le finestre contornate dal giallo ocra sullo sfondo rosso scuro della facciata, fanno pensare al Palazzo del Quirinale ed il portone è talmente maestoso che sembra impossibile passagli davanti senza che venga notato, eppure sono pochi coloro, alassini e non, che restano catturati da tanto splendore. I battenti in ferro liscio, sul portone centrale, fuoriescono dalla bocca di Bacco ed i portali in marmo bianco hanno altorilievi con fiori, frutta e melograni a fargli da cornice; al centro, in alto, un grande stemma in marmo rappresentante uno scudo su sfondo oro con tre righe nere; sui lati due altorilievi in marmo bianco con grandi vasi pieni, quello a destra di fiori, quello a sinistra di frutta. Sul retro del Palazzo troviamo un maestoso giardino curato con l’amore che si addice solo ad uno scrupoloso giardiniere: pieno di aiuole con fiori di ogni specie e colore e poi abeti, palme e cipressi ed al centro un romanticissimo pozzo.

S’un lato di via Cavour, alzando lo sguardo, troviamo un bellissimo edificio bianco, degli anni ’30, con ringhiere e sottobalconi in ferro battuto nero, in stile liberty, quello che fu lo storico “Caffè Roma”, raduno del jetset internazionale degli anni ’50. - “Quel muricciolo anonimo, così spoglio, semplice contenimento del terriccio dei giardini pubblici, è indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini di un caffè così elegante” - disse un giorno Mario Berrino, il titolare del noto locale, ad Hemingway, mentre questi firmava il libro dei ricordi. Ma fu proprio in quell’istante che gli venne l’idea di trasferire gli autografi di tutti quei personaggi illustri, che aveva raccolto negli anni, su piastrelle di ceramica colorata, di varie forme e dimensioni, e rivestirne quel “Muretto” così spoglio, affinché tutti potessero contemplarli.

Dietro al Muretto, nascosto dagli enormi alberi del giardino, il Palazzo del Comune che dal 1904, ha preso il posto del convento delle Clarisse che sorgeva qui dal 1603, poi spostato sulla collina.

Di fronte, nascosta da un abete, s’intravede la “nuova” stazione ferroviaria, costruita nel 1914, s’un terreno che fu della famiglia Hanbury, la quale lo concesse gratuitamente a condizione che tutti i treni passeggeri, transitanti da Alassio, vi si fermassero; il primo treno che transitò sulla linea Savona-Ventimiglia risale all’anno 1872.
Attraversata piazza Partigiani si giunge ad una splendida costruzione in stile liberty, appena restaurata, il “Grand Hotel”. Del 1871, era l’albergo più elegante del ponente ligure, solo una decina d’anni più vecchio dell’Hotel Mediterranee, era affiancato da un casinò che ha lasciato il posto all’attuale piazza.

Furono gli anni in cui i medici cominciarono a consigliare la balneazione nelle acque marine quale metodo naturale per la guarigione di diverse malattie, così le spiagge cominciarono timidamente ad animarsi di ultra pudichi bagnanti e proprio qui davanti sorse, qualche anno dopo, il primo stabilimento balneare della cittadina “l’Anfitrite”, affiancato in breve tempo dalle cabine del Collegio Salesiano. Pochi sanno che, a questo proposito, nel 1906 le autorità comunali emisero un’ordinanza (molto simile a quella attuale), secondo la quale era severamente proibito percorrere o intrattenersi per le vie del paese in accappatoio, era solo tollerato andare con tale abbigliamento dall’abitazione al mare.
Questi furono anche gli anni in cui arrivarono qui i precursori dell’attuale turismo: gli inglesi.
E così nacque l’Alassio che tutti noi conosciamo, quella che viviamo ascoltando il ticchettio dell’orologio e di cui non ci soffermiamo mai ad ammirare le bellezze che la resero tale.

 

Pubblicato su GenovaZena nel giugno 2010