giovedì 7 marzo 2013

Bullismo? No, grazie!

di Simona CASAGRANDE
 
 
 
Per il 30 maggio  alcuni studenti dell’Istituto Alberghiero Giancardi di Alassio hanno organizzato una manifestazione per dire NO al bullismo. L’iniziativa è partita da degli alunni delle classi IV e della V, con a capo del progetto Mattia ACCURSO e dell’organizzazione Lisa BUSÈ; hanno partecipato poi attivamente alla realizzazione anche Abigail MASSIDDA,  Valentina ALLASIA e Rodrigo PARODI coinvolgendo moltissimi altri ragazzi, anche quelli delle prime classi.

“Siamo indignati di vedere certe scene su You Tube, ai telegiornali e nelle varie trasmissioni televisive. Siamo disgustati dai nostri coetanei che non sanno cosa sia la solidarietà o il rispetto per il prossimo. Ma ugualmente siamo offesi dai mass media che mostrano continuamente immagini di quel genere di gioventù, mentre i buoni esempi vengono dimenticati. Tra di noi ci sono anche persone speciali che fanno cose straordinarie, ma non se ne parla o se ne parla decisamente troppo poco. Se se ne parlasse un po’ di più forse gli emulatori seguirebbero altre strade.”

I capofila hanno così presentato le loro idee al Sindaco e all’Assessore Zavaroni che hanno accolto con grande entusiasmo il loro progetto, sostenendolo ed aiutandoli nella realizzazione. Poi i maturandi hanno coinvolto anche altre scuole delle Baie del Sole: le medie M.Ollandini, le medie ed i licei Don Bosco, d’Alassio, e poi l’agrario Aicardi, l’ITIS Galilei ed i licei Giordano Bruno d’Albenga e tutti insieme hanno dato vita ad una grande maratona artistica.

Così il 30 maggio per ben 7 ore consecutive, senza alcuna interruzione, i ragazzi delle Baie Del Sole, hanno con grande entusiasmo e passione,  nonché  indescrivibile emozione, presentato, scolpito frutta e verdura, cantato in coro, in coppia o da soli, musiche dei Beatles, Ramazzotti, Vasco Rossi, Pausini, Prince, Madonna, Le Vibrazioni, Grignani, D’Alessio, Springsteen…… ballato hip hop, jazz, salsa, merenghe, baciata,…… suonato Mozart, Bernstein, Piovani, Chajkowski, Bizet, Nirvana, The Ramones, Police, Europe, Queen, Doors,…… recitato Benigni, sketch di cabaret e poesie senza stancarsi mai. Magari avevano lo stomaco reclamante, la voce rauca e secca, i piedi un po’ gonfi e doloranti, ma andavano stoicamente avanti certi del loro gesto ed incredibilmente convinti delle loro idee.

 Josè Antonio Abreu, direttore d’orchestra ed ex Ministro della Cultura Venezuelano, per costruire un futuro in uno dei Paesi più violenti del Sud America, devastato dalle enormi differenze sociali, ha dato vita a un sistema rivoluzionario, basato sulla cultura della musica. Josè Abreu non ha scelto la via degli aiuti umanitari, ma quella dell’arte ed in questo modo ha risvegliato il rispetto di se stessi e per gli altri”. Spiega Abigail MASSIDDA sul perchè di una maratona artistica.
“Purtroppo anche in Italia le cronache nere dei giornali sono piene della violenza che ormai permea in modo incontrollato i rapporti familiari, d’amicizia, di coppia ed in genere i rapporti sociali. Ma soprattutto ciò che ci sconvolge sono i fenomeni di bullismo reiterati dai nostri coetanei o peggio ancora da bambini. Ed in merito a questo ci siamo interrogati, chiedendoci quale sarebbe potuto essere un modo per contrastarli, per fermarli, per dire BASTA!” Esclama deciso Mattia ACCURSO.  

“Sembra inverosimile che nei Paesi in via di sviluppo in cui tutti gli sforzi sono tesi al successo economico, non si cerchi di educare la sensibilità fin dalla prima infanzia…” Dice Hind ER RACHED.
 
Eppure è proprio tramite la sensibilità che si potrebbero formare delle nuove generazioni con una capacità più profonda e completa di apprezzare la bellezza della vita.” Commenta Loris PARODI.
“Solo nutrendo l’anima troveremo le risorse per emanciparci e migliorare la qualità della vita, diventando una risorsa per la nostra comunità.” Ribadisce Lisa BUSÈ.
 “Se l’arte ha la capacità di esaltare i valori di solidarietà e reciproca compassione, riuscirà ad unire intere comunità e cambiare il profilo sociologico di un paese!” Dichiara Fabio GARASSINO.
Pur essendo, l’Italia, un Paese ricco di cultura, l’educazione artistica non è considerata uno dei fondamenti della vita culturale, ma forse potrebbe essere proprio questa una strada possibile per la crescita sociale. Suggerisce Rodrigo PARODI.
“Niente come l’arte è capace di sviluppare quella sensibilità necessaria per uccidere la violenza.” Sottolinea Anna BUSE’.

È così, grazie proprio all’Assessorato alle Politiche Scolastiche, sempre sensibile alle problematiche giovanili, questo gruppo di brillanti intellighenzie ha potuto esprimere il proprio disappunto, le proprie idee, le proprie teorie, le proprie proposte.

Ragazzi maturi che hanno riflettuto, discusso, cercato delle soluzioni, ragazzi di cui, genitori ed insegnanti, possono solo andare fieri ed orgogliosi; ragazzi che, nonostante la loro giovane età e la loro inesperienza nelle cose del mondo, hanno molto da insegnare a tanti adulti navigati. Ragazzi di cui vorremmo si parlasse di più, perché sono loro il NOSTRO vero futuro.



Pubblicato a luglio 2008



 

sabato 9 febbraio 2013

Un musical tra i cipressi

di Simona CASAGRANDE



Il 19 agosto 2006 all’Auditorium Enrico Simonetti di Parco San Rocco è andato in scena, con il quasi tutto esaurito, il musical italiano più famoso nel mondo, portato alla ribalta, nel 1974, da Garinei e Giovannini ed interpretato da Jonny Dorelly e Daniela Goggi (Don Silvestro e Clementina): “Aggiungi un posto a tavola”.
Rappresentato, nella sua versione originale ed integrale, dalla compagnia amatoriale “Musical è…” di Diano Marina è stato portato in giro con successo per tutto il Ponente Ligure: le ultime tappe a Ceriale e Diano Marina.
Attori non professionisti e giovanissimi, ma artisti completi ed instancabili (lo spettacolo, con soli 5 minuti di pausa, alle 23.30, è durato 210 minuti); tutti i 26 elementi, quasi sempre contemporaneamente sul palco, montavano e smontavano le scenografie con incredibile velocità ed agilità che sembrava quasi fosse parte della finzione, oltre a recitare, ballare e cantare con incredibile trasporto, sentimento e grande entusiasmo.
I suggestivi costumi, anni ’50, semplici, armoniosi dai candidi colori panna, créme, rosa chiaro, bianco e turchese richiamavano quelli dei più noti musical americani.
Interessantissimo il prolungamento del palco nella platea, non meno avvincente ed accattivante si è dimostrato il coinvolgimento del pubblico inconsapevole in alcune scene della commedia. Ma senza alcun dubbio è stata impareggiabile l’interpretazione degli attori: Alessandro Rinaldi (Don Silvestro), Francesca De Rose (Clementina), Marco Pesce (il sindaco), Giuseppe Socratici (Toto), Elina D’Arcangelo (Consolazione) e Laura Aichelburg (Ortensia) che nulla hanno da invidiare  ai colleghi professionisti.

Eccezionali i ballerini, sia di classico che di rap: Ivar Acquarone, Patrick Di Bella, Alessio Cifone, Valeria Campagna, Valentina Corrà, Norma Modolo, Laura Pastorino, Dalila Pera, Giulia Pesce e Valeria Restani.
Splendide le voci di Alessia Lombardo, Jessica Luongo, Alessandro Casini, Armando Cassinelli, Matteo Domenichini, Gianluca Elia e Riccardo Valiante.
I ragazzi, alla loro prima performance hanno mostrato una bravura da artisti navigati, e doppiamente meritevoli perché la loro bravura  nasce per passione e non per danaro.

Unica pecca i numerosi cellulari che squillavano continuamente tra il pubblico, ed incuranti delle proteste degli altri spettatori, “i maleducati” spesso non si esimevano neppure dal rispondere chiacchierando con amici e parenti. Inaccettabile la mancanza di rispetto per gli altri auditori, ma soprattutto per chi stava dando il meglio di se stesso su quel palco.
Purtroppo ad Alassio vi sono stati troppo pochi manifesti dedicati, valeva davvero la pena di vedere una commedia così vivace e divertente, peccato per coloro che se la sono persa! Speriamo però che venga replicata quest’inverno, cosicché tutti possano godere di qualche ora di allegria e spensieratezza con i “Musical è…”. 


Pubblicato nel settembre 2006




 

giovedì 15 novembre 2012

Emozioni Natalizie

di Simona CASAGRANDE


Nelle metropoli la gente ogni inverno attende con ansia il ponte dell’Immacolata, e per chi è fortunato anche sant’Ambrogio, per assaporare la prima neve, invadendo le piste da sci. Ma non tutti amano la montagna.

Ad Alassio, il 4 dicembre, con l’inaugurazione della casetta rossa di Babbo Natale, l’accensione delle luminarie in tutte le strade del centro, l’addobbo dell’enorme albero nei giardini del Palazzo Comunale, l’animazione nelle piazze, l’allegra musica nei carruggi, i trampolieri ed i giocolieri nel centro storico, si è avviato il fitto calendario di iniziative che la città dedica ogni anno a bambini ed adulti per queste festività.

Arrivando, sia da levante, che da ponente, il “foresto” è stato accolto da enormi palle blu e argento e, nelle vie del centro, le botteghe, minuziosamente adornate con ogni genere di scintillio e la musica in tema, ricevevano gli ospiti sette giorni su sette; la gente che affollava il “budello” e passeggiava, ammirando le vetrine, con tante buste e pacchi di ogni forma e colore, ed i mercatini solidali nelle traverse e nelle piazzette, annunciavano che la santa festa si avvicinava sempre più; ovunque si respirava quell’aria tipica del Natale.

Alassio, per più di un mese,  ha registrato il tutto esaurito, popolandosi, non solo di turisti giunti dalle regioni vicine, ma anche di autoctoni in visita dai paesi limitrofi e dall’entroterra, venuti qui per respirare, oltre al profumo del mare, anche quell’atmosfera speciale che solo un luogo caratteristico come questo sa donare. Per tanto, il comune, non si fa mai trovare impreparato, ed ogni anno, propone le più svariate iniziative attente a soddisfare ogni gusto ed ogni esigenza di grandi e piccini.

Per gli adulti, come da tradizione, abbondavano spettacoli solidali, animazione in piazza, cabaret, teatro dialettale, letture di brani dei più grandi poeti dei nostri tempi, concerti di musica classica e non, balletti, come quello dei Kataklò e quello di Kledi Kadiu; e poi cineforum, mercatini dei sapori liguri e dell’antiquariato, corsi gastronomici sul tema Natale, pomeriggi danzanti, capodanno in piazza e ben due spettacoli pirotecnici: uno per salutare l’anno che se n’è andato, a mezzanotte, e l’altro per dare il benvenuto a quello nuovo, il pomeriggio del primo. E, nonostante le rigide temperature, il 26 dicembre, non sono mancati, come sempre, i temerari pronti a tuffarsi in mare.
Ma, visto che la città di Alassio, presta sempre grande attenzione al mondo dell’infanzia, per i piccoli di casa, il programma è stato ancora più fitto: luna park, baby parking, sculture di palloncini, magie in piazza, baby dance, truccabimbi, laboratori creativi di musica, scultura e pittura; ed ancora, la fabbrica di cioccolato, magici giochi di luce ed animazione, spettacoli teatrali, burattini, tante favole, cinebimbi, il trenino lillipuziano, capodanno dei bambini all’Anglicana e non ultimo l’eccezionale spettacolo di “Io canto” con Gigi Garetta e Max Vitale che hanno presentato, tra entusiastici applausi, Cristian Imparato, Sara Musella, Davide Caci e Liudmila Loglisci insieme ai bambini di Alassio. E come ogni anno, nel centro storico, intenti a distribuire palloncini, caramelle e dolcetti, le famiglie hanno potuto incontrare gli aiutanti di Babbo Natale in concorso: si dice che il più votato vada poi al Polo Nord, da Santa Claus, a costruire i giocattoli per tutti i bambini del mondo!

Tra le iniziative ormai consolidate c’è stata pure “La più bella lettera a Mamma Natalia”.

Le festività si sono concluse poi, il 6 gennaio, alle ore 10.00, sul litorale antistante il pontile, con l’Epifania del subacqueo: simpatiche Befane hanno incontrato i bambini distribuendo carbone e dolcetti, per poi tuffarsi in mare, come sirene.

Molti pensano, sia indispensabile trascorrere queste feste in montagna, perché si crede che, la neve ed un caminetto acceso, facciano Natale, ma il vero Natale dovrebbe essere là ove si trovi quel calore e quell’atmosfera capaci di riempire il cuore, e, ad Alassio, immergendosi in tutte queste meravigliose immagini rimbalzate dai sogni e trasformate in fantastica realtà, ci si porta a casa, ogni volta, incredibili emozioni e tanti splendidi ricordi che valgono molto più di qualsiasi regalo e gli alassini, che lo sanno, non trascurano di curare tutto nei minimi dettagli, per regalare a grandi e piccini momenti indimenticabili.



Pubblicato su GenovaZena a Gennaio 2011


 



 

 

mercoledì 27 giugno 2012

Si Può Fare di Più!

di Simona CASAGRANDE


Il 28 gennaio la Yale e la Columbia University hanno rilasciato l'Indice di Sostenibilità Ambientale 2009 per 163 paesi, presso il Forum Economico Mondiale, basato su linee di condotta ben consolidate, divise in 10 categorie che coinvolgono sia la salute del pianeta che l’ecosistema.

Al primo posto troviamo l'Islanda, grazie alle sue politiche ecologiche e di salute pubblica nonché per il suo controllo delle emissioni di gas ad effetto serra. Questo perché l'energia, prodotta qui, proviene quasi esclusivamente (99,9%) da fonti rinnovabili, infatti il Parlamento islandese nel 1998 ha deciso di eliminare tutti i combustibili fossili dall'isola ed utilizzare solo mezzi di trasporto ad idrogeno, prefiggendosi, entro il 2050, di riuscire a raggiungere il 100%.

L’Italia, in Europa, si è classificata al 12° posto, dopo l’Inghilterra e la Germania. Nel 2008, nel mondo, eravamo al 24° posto, ora siamo al 18°, possiamo quindi vantare un miglioramento, ma non è ancora sufficiente, si potrebbe fare decisamente molto di più.

Occorre, però, capire che questa non è una questione riservata unicamente alla classe politica e all’industria, ma ci riguarda tutti da vicino. Certo, non possiamo risolvere i problemi ambientali, come il cambiamento  climatico, da soli, e per i quali sono necessari interventi internazionali concertati, ma ciascuno di noi può fare qualcosa nel suo piccolo.

Intanto, vista la stagione estiva, ci si potrebbe ricordare che il mare per eliminare un fazzoletto di carta impiega almeno 3 mesi, per un mozzicone di sigaretta da 1 a 5 anni, per una buccia di banana 2 anni, per un oggetto di plastica da 10 a 20 anni, per uno di nailon  da 30 a 40 anni, per uno di latta 500 anni, per uno di alluminio da 80 a 100 anni e per una bottiglia di vetro o un pezzo di polistirolo addirittura 1000 anni. In fondo basta poco per dimostrare un po’ più d’amore per il nostro pianeta. Applicare le buone pratiche non costa nulla: si tratta, infatti, solo, di adottare piccole regole, ma efficaci. È assolutamente necessario comprendere che il nostro futuro e quello dei nostri figli, dipende dalle scelte che facciamo.
 
A luglio si è concluso il biennio del T.V. Luca SAMMURI alla guida della Capitaneria di Porto di Alassio (SV): un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti, infatti questo sarà, tra non molto, il 1° Ufficio Circondariale Marittimo, in Italia, ad ottenere la certificazione UNI EN ISO 14001.
La norma internazionale ISO 14001 stabilisce i requisiti per un Sistema di Gestione Ambientale, che viene utilizzato per misurare e documentare l’impatto che una qualsiasi organizzazione, nell’esercizio delle proprie funzioni, può avere sul territorio. Cosa molto importante per indurre gli individui a riflettere, generando così un cambiamento nella coscienza ambientale. A questo fine si richiede, pertanto, che ci si approcci in modo realistico a tutti i settori.  

Il circondario marittimo di Alassio comprende lo specchio acqueo della costa ligure compreso tra Andora e Loano che implica, in particolare nel periodo estivo, impegni tanto gravosi quanto complessi, come  le operazioni di soccorso in mare, la vigilanza archeologica (intorno ai fondali dell’isola Gallinara, sono presenti, infatti, ben 2 relitti, di cui uno d’epoca romana), il controllo delle imbarcazioni da diporto, le certificazioni per la sicurezza della navigazione, le verifiche sugli stabilimenti demaniali  ed i controlli sulla filiera ittica commerciale a partire dalla fase in mare proseguendo presso i punti di sbarco, le pescherie, i centri commerciali, i ristoranti e poi molto altro.



Ma il Comandante Sammuri non si è limitato alle classiche operazioni di polizia marittima, ha voluto introdurre nuove attività, come il controllo della velocità delle imbarcazioni, nello spazio portuale, grazie anche ad una collaborazione con la polizia municipale, tramite tele laser, per rendere la navigazione più sicura. Si è reso inoltre artefice di una campagna di sensibilizzazione, in cui si raccomanda di smaltire correttamente i segnali di soccorso in mare scaduti, quali razzi, boette fumogene e fuochi a mano, evitando di gettarli in acqua o accenderli in navigazione o a terra, creando falsi allarmi ed inutile dispendio di risorse, o ancora abbandonarli in cassonetti destinati alla spazzatura, in quanto rientranti tra i rifiuti pericolosi, contenenti sostanze inquinanti e nocive per l’ambiente, come tutti i prodotti esplosivi. I naviganti vengono, pertanto, esortati a portare il tutto alla C.P. alassina che provvede allo smaltimento, in occasione degli spettacoli pirotecnici che si svolgono nel circondario marittimo di competenza. Un’iniziativa veramente ingegnosa per colmare un buco legislativo.


Ma un particolare plauso è dovuto, al T.V. Sammuri, soprattutto per aver promosso le buone pratiche ambientali, come la riduzione dei costi di gestione dei rifiuti tramite la raccolta differenziata di carta, vetro, lattine, pile, toner, olio combustibile, bottiglie, bicchieri e tappi di plastica; come anche il risparmio nel consumo di materiali, spese postali, energia elettrica ed acqua. Un esempio che dovrebbe però essere la regola. Un grande impegno che, se portato avanti, sicuramente gioverà all’immagine della Guardia Costiera alassina.

E così, un ragazzino, che a otto anni sognava di poter diventare un giorno zoologo, è diventato invece, un eccellente Comandante, che ha saputo, e sa fare, la differenza.

Certo, raggiungere i risultati islandesi non sarà cosa facile, ma se noi, ogni giorno, ci ricordassimo, in ogni nostro gesto, che siamo noi, e soltanto noi, prima di chiunque altro, a decretare il tipo di ambiente, che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli ed ai nostri nipoti, il traguardo non sarebbe, a ben vedere, troppo lontano: basta volerlo!


Pubblicato su GenovaZena nell'agosto 2010

 

martedì 19 giugno 2012

Un Borgo sul Confine


Si narra che intorno al 753 a.C. un gruppo di greci, probabilmente Focesi, che si recavano in Corsica per sfruttare i giacimenti di sale, crearono nella rada a ridosso del Capo delle Mele (in provincia di Savona), sino alla foce del Merula (allora in località Conna, molto più a monte rispetto ad ora), un approdo di sicuro ancoraggio, per l’imbarco e lo sbarco del sale, perché riparato dai venti di ponente e di maestrale.

Diversi secoli dopo un secondo contingente, giunse dalla Catalogna, si trattava di pescatori di corallo che insegnarono agli indigeni i segreti del loro mestiere.

Il mare pescoso e l’aria salubre rappresentavano i presupposti per l’insediamento di molti, soprattutto pescatori, fra gli altri, i più provenivano da Napoli, dalla Corsica e dalla Sardegna.

Purtroppo però arrivarono anche numerosi vandali, lasciando notevoli tracce delle loro terribili incursioni. I saraceni, conquistata la Sicilia, provarono ad invadere anche le coste della Liguria, devastando e saccheggiando, ma si dice che spesso nelle guerre il nemico più vigoroso è vinto in singolar tenzone da un gracile ligure…”. Tuttavia queste incursioni piratesche indussero a creare una catena costiera di torri, torrioni e fortini che tutt’ora si conservano da Ceriale a Vallecrosia.

Intanto, sulle sponde del Merula, la comunità costituitasi intorno alla chiesa di San Giovanni, quale insediamento genovese, a causa delle continue guerre tra guelfi e ghibellini, innalzò sulla collina, un complesso fortificato ove ben presto gli abitanti trovarono rifugio. Ma durante il medioevo, nuovi insediamenti continuavano a formarsi lungo le rive del fiume, nacquero così: Colla Micheri, Rollo, Marino, Pianrosso, Tigorella, Ferraia ed altri. Giunse un periodo di massimo sviluppo: la popolazione sobria e di semplici costumi, viveva in un certo benessere, gli scarsi reati erano puniti inflessibilmente e la moralità era salvaguardata al punto da espellere chi vivesse in concubinaggio.
Nel XV e XVI sec. a causa di due pestilenze e sotto la minaccia di continue febbri palustri, dovuti all’impaludimento dello stesso Merula, il complesso fortificato e gli insediamenti circostanti, furono abbandonati. Molti, atterriti, si rifugiarono nella vicina Laigueglia che allora contava più di mille abitanti ed annoverava un’importante Università, ma ben presto fecero ritorno alle loro abitazioni.

Con la venuta di Napoleone, però, prese consistenza una nuova emigrazione verso Genova, Toscana, Spagna, Francia ed addirittura nelle Americhe, specie in Uruguay e California. Così, la “Strada Romana”, a quel tempo principale via di comunicazione tra Roma e Marsiglia, vedeva ridotto il transito di bestiame da soma e di pedoni. Quando poi nel 1811, per volere della Francia, venne addirittura aperta una nuova via per il commercio, costeggiante Capo Mele, Colla Micheri, posta a tre km dal mare, fino ad allora passaggio obbligato tra Laigueglia ed Andora, venne pian piano abbandonata dai suoi abitanti. Finché nel 1958 un antropologo norvegese, Thor Heyerdhal, innamoratosi della nostra costa, la fece rifiorire. Il borgo antico, del Comune di Andora, è stato completamente ristrutturato mantenendo l’originaria configurazione medioevale e rivive ora in tutto il suo splendore attorno alla piccola chiesetta di San Sebastiano, sulla quale è posta una lapide in memoria della sosta che qui fece Pio VII, recandosi a Roma, nel 1814. Negli ultimi decenni, però, molti, anche stranieri, catturati dallo splendore del panorama e dalla pace che regna su questo colle, l’hanno scelto come dimora, così l’abitato si è esteso al punto da sconfinare nel territorio del comune vicino. Per questo Colla Micheri è ora parte di due Comuni: Andora e Laigueglia.

martedì 12 giugno 2012

Girgenti Sbarca ad Alassio


di Simona CASAGRANDE


«Mai visto in tutta la mia vita uno splendore di primavera come stamattina al levar del sole...Dalla finestra vediamo il vasto e dolce pendio dell'antica città tutto a giardini e vigneti, sotto il folto verde s'indovina appena qualche traccia dei grandi e popolosi quartieri della città di un tempo. Soltanto all'estremità meridionale di questo pendio verdeggiante e fiorito s'alza il tempio della Concordia, a oriente i pochi resti del Tempio di Giunone; ma dall'alto l'occhio non scorge le rovine di altri templi... corre invece a sud verso il mare.» In questo modo Goethe descriveva la valle dei templi, in quella splendida città che oggi noi chiamiamo Agrigento, ma che fino al 1929 veniva ufficialmente chiamata, con il nome datole dai Normanni, Girgenti.

Così, Gianfranco Jannuzzo, dopo “Se devi dire una bugia dilla grossa”, “È molto meglio in due”, “Liolà ed “Il divo Garry”, è tornato ancora ad Alassio con “Girgenti Amore Mio” che, dal 1 dicembre, sta portando in tournee in giro per l’Italia e dal 26 al 28 di febbraio è approdato anche al Politeama Genovese.

Assistito dall’abilissima regia di Pino Quartullo e le bellissime musiche di Francesco Buzzurro, ha dedicato un one man show di due ore alla sua città natale, ove ironia, sarcasmo, nostalgica malinconia ed idilliaca poesia, alternandosi, si fondono in tutt’uno. Una dichiarazione d’amore alla sua Agrigento ed alla Sicilia, ove, però, emergono, tra le tante doti, anche mille contraddizioni.
In una scenografia dai caldi colori, di un’antica città greca con resti di colonne doriche, racconta, in un rapporto diretto con il pubblico, la sua famiglia ed i suoi luoghi d’origine attraverso tipi, caratteri, tic, pregi e difetti di personaggi tipici delle nostre vite di tutti i giorni con grande autocritica.
Descrive con incredibile abilità  i protagonisti che danno vita ad una città: il giornalaio, il cameriere, il pasticcere, il barista, il professore, l’impiegato delle poste, il signore, con la borsa sotto il braccio, che s’incontra ogni giorno per le vie del centro, ma non si sa bene chi sia o cosa faccia… quelle persone con cui ci si scambia il buongiorno quotidianamente, di cui conosciamo i volti, ma non i nomi; quelle persone che, tolte dal luogo, ove le incontriamo solitamente, non ricordiamo chi siano; quelle persone, che però, nel tempo, conoscono noi, si ricordano il nostro cognome, come beviamo il caffè, il nostro piatto preferito, quali giornali compriamo; quelle persone senza le quali una città non potrebbe esistere.
Jannuzzo, da straordinario artista qual è, ha saputo tenere sempre viva l’attenzione, non solo con gag esilaranti e mai fine a se stesse, ma anche con incredibili momenti di riflessione che lasciavano, gli spettatori, senza respiro ed un velo di malinconia: una capacità di passare dal comico al drammatico unica nel suo genere. Con “stupore che si macchia d’orrore” ha saputo trattare con maestria temi amari come quello dell’annosa crisi idrica, la donna, l’istruzione, le infrastrutture.

Eccezionale anche il dialogo sarcastico improvvisato con il pubblico ineducato: ai soliti ritardatari “oh signori, fate pure con comodo, eravamo già tutti preoccupati…” ad un cellulare, che, nonostante la registrazione avesse ricordato di spegnere, squillava imperterrito “ma prego rispondete!” o alla signora in prima fila che continuava imperturbabile ad inviare messaggi “signora, ma cos’ha di così interessante da raccontare che è dall’inizio dello spettacolo che sta messaggiando!”… Quel dialogo attore/ascoltatore che rende il teatro uno spettacolo incredibilmente eccezionale, sbalorditivo, unico nel suo genere, irrepetibile, inimitabile…

Nonostante la scarsissima pubblicità, il teatro era gremito di pubblico: tutti i posti, sia in tribuna che in platea, erano esauriti. Gli spettatori alassini hanno assistito divertiti ai monologhi dell’attore, interrompendolo spesso con lunghi e scroscianti applausi ed alla fine, una standing ovation l’ha indotto a ripresentarsi raccontando ancora un paio di storie. Gianfranco Jannuzzo si è confermato, ancora una volta, con “La più bella città dei mortali”, come Pindaro definiva Girgenti, uno straordinario umorista: sicuramente è uno spettacolo da non perdere!



Pubblicato su GenovaZena ad aprile 2010






.

giovedì 31 maggio 2012

“… Se vedo Ricordo, Se Faccio Capisco”

di Simona CASAGRANDE


Il 4 novembre, mentre il presidente della Fiat, John Elkann, a Cassino (FR), durante il convegno ''Generazione Net o Neet generation, auspicava, per un più energico sviluppo del nostro Paese, un numero maggiore di studenti in materie scientifiche, ad Alassio, proprio per incentivare la scelta di questi temi, da parte delle giovani menti, e sulla scia di quello di Genova, giunto ormai all’ottava edizione,  esordisce il ”Festival della Scienza”, promosso dall’Assessorato al Turismo ed alla Cultura del Comune di Alassio, in collaborazione con il Science Centre Immaginario Scientifico ed il GAVI (Gruppo Astrofili Volontari Ingauni).

In occasione dell’evento, sono stati invitati dei giovani astrofisici, del museo IS di Trieste, che hanno dato l’opportunità al pubblico di visitare il mondo scientifico con altri occhi. Infatti l’IS è un “museo di nuova generazione” che rivoluziona le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo riservato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, qui, il museo si trasforma in un luogo vivo dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali, confrontandosi, così, con alcuni fenomeni naturali che lo invitano ad un gioco di scoperta e di ipotesi, offrendogli la possibilità di avvicinarsi e comprendere le leggi naturali e le interpretazioni scientifiche che sono state elaborate.

In questa luce, per cinque giorni l’ex Chiesa Anglicana, sulla prima collina della cittadina rivierasca, si è trasformata in uno spazio interattivo per conoscere la scienza attraverso bolle di sapone giganti, vortici d’acqua, circuiti elettrici, liquidi ed un piccolo planetario gonfiabile.
Una mostra-laboratorio per bambini e ragazzi, ma anche adulti, per raccontare la scienza in modo innovativo e coinvolgente: il gioco, diventa strumento indispensabile per riuscire a stimolare la curiosità dei più giovani e per avvicinarli ai fenomeni fisici e naturali.

Il programma di iniziative, in quest’occasione, è stato suddiviso in due parti: una prima parte, da mercoledì 3 a venerdì 5 novembre, dedicata interamente alle scuole ed una seconda parte aperta al pubblico.

I bambini della Scuola per l’Infanzia sono stati trasportati nel magico “paese delle bolle” e non solo di sapone: bolle incredibilmente colorate, bolle super resistenti, bolle che durano e volteggiano a lungo nell’aria.  E, come nella scuola di Hogwarts di Harry Potter, hanno sperimentato anche “Pozioni e reazioni” che hanno coinvolto i bambini in divertenti esperimenti di chimica.

Gli alunni della Scuola Primaria e Secondaria, invece, si sono cimentati in laboratori di chimica con un camino fluorescente, un semaforo liquido, la magia del blu che diventa trasparente ed un incontro con le mille forme dell'acqua: attraverso facili esperimenti i bambini hanno potuto indagare sulla natura e sulle caratteristiche dell’H2O, senza dimenticarne l’inestimabile valore. Ma volendo avrebbero potuto scegliere anche di viaggiare nel mondo della fisica attraverso scintille e scosse: semplici dimostrazioni sulla conduzione e su alcuni elementari circuiti elettrici che li hanno aiutati a capire come funzionano gli elettrodomestici di casa, perché si bruciano le lampadine o perché si prende la scossa. Inoltre, giocando con la densità dei liquidi, hanno imparato a conoscerne comportamenti e caratteristiche rispondendo a domande come: perché le navi galleggiano mentre i sassi affondano? Cosa succede se mescoliamo liquidi diversi?

Dalle ore 21.00 di venerdì 5, invece, l’ex Chiesa Anglicana, ospitante il “Festival della Scienza”, è stata aperta anche al pubblico.

Nelle serate del weekend, all’interno del caratteristico complesso, è stato possibile visitare lo Startlab: un vero e proprio universo mobile in grado di condurre i visitatori in un divertente viaggio attraverso i fenomeni del cielo, con un Planetario gonfiabile, ideato proprio dal Science Centre “Immaginario Scientifico” di Trieste. Qui gli ospiti,  traghettati da Gabriele, un giovane astrofisico, in un’affascinante visita alla volta celeste, hanno seguito, con grande entusiasmo, alcuni dei principali temi della geografia astronomica, con la proiezione dei movimenti del Sole, dei pianeti e delle stelle nelle diverse stagioni e alle diverse latitudini. Nel giardino, invece, grazie al “Gruppo Astrofili Volontari Ingauni”, si sarebbe dovuto procedere con l’osservazione delle stelle attraverso i telescopi, ma purtroppo il tempo è stato inclemente, per tanto ci si è dovuti accontentare di un brevissimo percorso tra varie meteoriti.

Nel pomeriggio di sabato, si è tenuto il laboratorio didattico per bambini “Stella filante”: grazie alla reazione ottenuta mescolando acqua, aceto e bicarbonato, è stato possibile lanciare verso l’alto, tappi di sughero colorati e decorati che si sono trasformati in giocose stelle filanti.

Durante l’ultima giornata del “Festival della Scienza” ha avuto luogo il laboratorio didattico “Paracadute”: con nylon, spago e pongo si è costruito un artigianale paracadute che, lanciato, si è aperto in aria dimostrando i principi fisici del volo. Infine è stata proposta la “Macchina a molla”: i complessi principi della meccanica e della dinamica spiegati in modo semplice e giocoso attraverso la creazione di un originalissimo prototipo.

L’evento, nel suo piccolo, è stato accolto con enorme entusiasmo e forte partecipazione, da grandi e piccini, riscontrando un vero e proprio successo. Per tanto, nel motto “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, si auspica, che tale iniziativa, venga presto ripetuta ed ampliata.



            Pubblicato su GenovaZena nel dicembre 2010


.