giovedì 19 aprile 2012

Nuove Mode Rivierasche


di Simona CASAGRANDE



Dei danni del sole si parla continuamente, ma forse molti non sanno che preso nelle dosi giuste, e con le adeguate precauzioni, può regalare notevoli benefici sia al corpo che alla mente.

Infatti le ricerche scientifiche condotte negli ultimi anni, portano a considerare l’”ELIOTERAPIA” un metodo di cura alternativo addirittura alla medicina tradizionale, tanto è vero che tra i benefici annoverati vi sono: la crescita e lo sviluppo del bambino, la riduzione del colesterolo, la diminuzione di carie dentarie, l’aumento della fertilità, la prevenzione dei tumori e il miglioramento del sistema immunitario; stimola la produzione della vitamina D, necessaria alla metabolizzazione del calcio, determinando il consolidamento della struttura ossea nei piccoli e prevenendo, negli adulti, artrosi, osteoporosi e reumatismi. Per questo sono consigliate, lunghissime passeggiate, la mattina presto, sulla riva del mare, e, se il clima lo permette, con i piedi a bagno, per stimolare la circolazione sanguigna.

Camminare, poi, con le gambe immerse nell’acqua fino ai glutei è un metodo naturale per combattere le vene varicose, la pelle a buccia d’arancia e gli inestetismi della cellulite: le onde infatti producono un naturale massaggio rassodante e la cute, tramite il salino, apparirà più liscia e morbida. Non solo, ma per ciò che concerne l’estetica, il sole aiuta anche la cura di acne, psoriasi ed eczemi: bastano, infatti, anche solo un paio d’ore al giorno di esposizione alla luce solare per ridurre macchie e brufoli.

Come se tutto ciò non bastasse, il sole si dimostra un efficace rimedio anche in casi di ansia e depressione. La “LIGHT THERAPY”, appunto, ha un notevole effetto antidepressivo, perché la luce stimola il funzionamento di alcuni neurotrasmettitori cerebrali che aumentano la secrezione di endorfine le quali regolano l’umore, determinando un effetto  vitale e gioioso.

Sembra pertanto che un periodo al mare, anche d’inverno, sia indispensabile per “lo star bene” di tutto l’anno.

A tal fine, già da alcuni anni, su quasi tutte le spiagge della Baia del Sole, quell’angolo di costa compresa tra Alassio e Laigueglia, in provincia di Savona, che gode di uno dei climi tra i più miti della riviera, anche in bassa stagione è possibile lasciarsi comodamente coccolare dal sole, rilassati in tutta tranquillità s’una sdraio.

Così, questo spicchio di Liguria, si trasforma, sia in autunno che in primavera, in una naturale clinica per la bellezza, ma soprattutto per la salute.

Tra l’altro, la spiaggia, qui, è composta da una sabbia di quarzo e calcare finissimo, morbida come un cuscino di piume e sottile come lo zucchero, ideale per i bimbi che muovono i primi passi; ed il mare scende quasi senza pendenza cosicché anche i neofiti dell’acqua ed i più piccoli possano conquistare passo a passo la benevolenza di Nettuno.

Otre a ciò, qui, a sostegno dell’economia locale, l'11 aprile 2010, la Marina di Alassio spa, in collaborazione con l’Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Alassio,  i Bagni Marini Alassio e le Associazioni Albergatori, di Alassio e Laigueglia, nonché la Società Nazionale di Salvamento, con la sapiente organizzazione della Eccoci Eventi, hanno voluto inaugurare, grazie ad un gemellaggio, con Limone Piemonte, che nasce sotto il segno dello sport e del divertimento, un’ulteriore attività da praticare fuori stagione sulla spiaggia: lo sci di fondo in versione estiva.

La divertentissima cerimonia è iniziata con l’esibizione di trenta turisti, che correndo, per 100 metri, sulle ciaspole, si sono dati, allegramente, battaglia a colpi di racchette.


Poi, uno spassosissimo bagnino, in stile anni ‘30, munito di pistola a salve, ha dato lo start alla gara, tenutasi s’un percorso di 500 metri, che è stata goliardicamente aperta da personaggi istituzionali come il neo Consigliere Regionale, arch. Marco Melgrati, il duo del Centro Antitarocco di Striscia La Notizia, Luca Galtieri ed il Mago di AZ, Filippo Paci, protagonista di “Uomini e Donne”, Bottero Margherita e Tosello Caterina, campionesse storiche della nazionale Italiana di sci di fondo e naturalmente non è mancata una grande madrina d’eccezione quale la signora CELINA SEGHI, 91 anni, pluridecorata campionessa italiana, olimpica e mondiale di sci di fondo. Alla griglia di partenza, elettrizzati e raggianti, c’erano anche un centinaio di concorrenti, tra bagnini e turisti, che si sono spensieratamente lanciati nella folle, quanto incredibile, corsa sul litorale alassino. Intanto il pubblico, giunto da ogni parte della provincia e dalle vicine metropoli, totalmente esterrefatto ed incredulo, sosteneva entusiasta gl’inverosimili protagonisti con applausi e grida d’incoraggiamento.

L’evento, svoltosi, a scopo benefico a favore dell’AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul cancro) ha visto vincitore il genovese PESCE Gianfranco di 52 anni, premiato, sul bagnasciuga, con un bellissimo trofeo dal Sindaco, Marco Melgrati, e dall’Assessore, Monica Zioni.


Ovviamente sulla spiaggia, essendoci maggior attrito e mantenendo la stessa tecnica, gli stessi sci e le stesse scarpe, usati in montagna, occorre uno sforzo decisamente più intenso e quindi i muscoli subiscono una più ragguardevole sollecitazione. Ma la felice illuminazione, per tanto inverosimile possa sembrare, è, senza alcun dubbio, brillante ed arguta. Infatti, la tradizionale economia rivierasca, già in notevole difficoltà da più di un decennio, ed ora, ulteriormente folgorata dalla crisi economica in atto, necessita indiscutibilmente di idee innovative e fresche, capaci di rinvigorire, e perché no, stravolgere, l’archetipo di turismo al fine di riuscire a far confluire più necessità e desideri cosicché tutti possano godere di ciò che di più straordinario il mondo ci ha donato: la natura.


 
Pubblicato da GenovaZena a maggio 2010

 

 


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lunedì 26 marzo 2012

Nel Silenzio di un Mondo Antico

di Simona Casagrande


Nella Riviera delle Palme l’estrema diversità degli ambienti rende facile al turista organizzare una vacanza secondo i propri interessi: è possibile, infatti, visitare questo territorio unicamente per i suoi tesori d’arte, oppure per la natura che varia, dal paesaggio dolce delle spiagge e dei primi pendii ricoperti di ulivi, a quello aspro delle montagne, o ancora per avere la sensazione di essere stati trasportati in un mondo antico, mentre si visitano borghi medioevali immersi nel silenzio.

Così magicamente catapultati, come dame e cavalieri, in un mondo incantato, incontriamo, in Val Lerrone, uno dei borghi meglio conservati, creati dalla città di Albenga, nella prima metà del ‘200, destinati a difendere e coltivare la piana: Villanova.

Completamente cinto da mura, alte più di sette metri, contornate da merlature guelfe, intervallate da dieci torri, con due portoni d’ingresso, il villaggio conserva al suo interno ancora interessanti arredi urbani del passato, come il pozzo medievale  con la catena d’epoca.

In Val Neva, ancora nel territorio ingauno, troviamo Cisano, altro paese fortificato da Albenga nel ‘200, ma di cui purtroppo restano soltanto alcune parti delle mura con i camminamenti di ronda ed una torre. Sulle alture, invece, perfettamente conservato, domina il castello di Conscente, fatto costruire dalla famiglia Costa nel 1400 e tutt’ora abitato dagli ultimi discendenti.

A sinistra del torrente Neva, troviamo la Val Pennavaira, che con le sue innumerevoli grotte, le alte guglie, pareti a strapiombo, creste e canyon, si è meritata l’appellativo di “Dolomiti della Riviera”. Questa zona, oltre ad essere amata da coloro che fanno free climbing, è considerata uno dei più importanti siti archeologici d’interesse nazionale, infatti nel corso degli scavi, iniziati negli anni ’50, sono stati rinvenuti numerosi reperti che attestano la presenza dell’uomo in questa zona, dal paleolitico fino all’età romana.

In questo punto, la strada, costeggiata da ciliegi, faggi, castagni ed ulivi, ci conduce in un caratteristico comune della vallata, composto da diverse frazioni: Castelbianco. Qui le case in pietra grigia locale, dai tetti piani e le cornici bianche alle finestre, sono cresciute intorno a mulini, frantoi e filande, ed abbandonate, per la maggior parte, in seguito al terremoto del 1887. La frazione in più evidente stato di abbandono era la Colletta, che però nel 1991 è stata oggetto di un interessante intervento di recupero, forse unico in Europa: rispettoso delle antiche strutture e dei motivi architettonici tradizionali nella zona, ed allo stesso tempo elegantemente all’avanguardia in quanto cavi telematici la collegano al mondo attraverso internet. Tutto appositamente studiato per poter lavorare a pieno ritmo, senza rinunciare agli stili di vita del passato e ad un contatto diretto con la natura ancora intatta che circonda il borgo, naturalmente solo per chi ha la possibilità di telelavorare.

Tornati sulla strada che conduce a Garessio, attraversato Zuccarello, ed i suoi portici dai pilastri e le arcate irregolari di stile piemontese, andiamo su verso Castelvecchio di Roccabarbena. Mentre saliamo, nonostante la strada tortuosa, varrebbe la pena ammirare e, con una macchina fotografica a portata di mano, immortalare la verde landa sotto di noi: all’orizzonte, verso sud-ovest, il blu immenso del mare, che, anche da lontano, sembra voler dominare il paesaggio. Alzando lo sguardo, invece, potremo vedere, aggrappate alla roccia, intorno al possente castello, le case del borgo. Sorto nel XI sec. intorno all’imponente maniero, è stato fatto erigere dai Clavesana, perché nel punto più idoneo a controllare contemporaneamente due valichi: il San Bernardo e lo Scravaion. In pietra, confondendosi tra la roccia della montagna, è formato da stretti passaggi, scavalcati da archi antisismici e massicce case fortezza, che salendo verso il castello, lo chiudono quasi in un cerchio. Curioso è il cimitero fatto a forma di cuore.

Scendendo in Val Varatella e passando dal Giogo di Toirano e dalle case in pietra di Carpe, giungiamo presso il monastero benedettino di San Pietro, fondato nel IX sec. sotto Carlo Magno, anche se si dice che San Pietro abbia sostato qui, con la sua famiglia, nel suo viaggio verso Roma, erigendo la prima chiesa della Liguria.

Come ultima tappa, non si può tralasciare, il caratteristico borgo di Toirano, che come altri centri della zona vanta origini romane, anche se la struttura è medioevale, come anche il ponte in pietra, che scavalca il torrente, del XII sec. Un tempo centro industriale di una certa importanza, produceva olio, vino e carta; oggi mantiene vivo il ricordo di quelle antiche attività, nel Museo Etnografico della Val Varatella.

Proseguendo sulla strada principale si arriva a Borghetto Santo Spirito e quindi al mare.

Dopo questa straordinaria giornata, tornati a casa, la sera, guardando, attraverso le finestre, il sole tramontare dietro le montagne, potrete rivivere, per un istante, con quella malinconia tipica della luce crepuscolare, gli odori, i colori, i suoni, il silenzio, la serenità e la magia di quei luoghi straordinari che soltanto la Riviera delle Palme vi può regalare.


Pubblicato da GenovaZena a settembre 2010



 

domenica 11 marzo 2012

La Storia siamo noi

di Simona CASAGRANDE


Si pensa che le origini di Laigueglia risalgano all’epoca dell’Impero Romano, quando era denominata Aquilia, da “aquila”, come testimonia lo stemma della città. L’aquila era infatti un simbolo ricorrente nelle insegne delle legioni romane, che si pensa stanziassero qui, formando il primo nucleo abitativo.

Notizie più certe si hanno a partire dal sec. XII e XIII, quando gli abitanti giurarono fedeltà alla Repubblica di Genova nel 1191, ricevendo il privilegio di eleggere i propri consoli.

Tra il 1200 ed il 1300 giunsero sulle rive laiguegliesi ondate di Catalani che ivi stanziarono con le loro famiglie per pescare il corallo nei pressi di Capo Mele e diedero origine ai più antichi ceppi famigliari, esistenti ancora oggi.

Proprio grazie ai nuovi arrivati, i residenti impararono bene la tecnica della pesca del corallo facendola divenire una fonte di reddito impareggiabile. S’innalzarono, così, i palazzi degli armatori, nacque un’università, si apportarono migliorie all’ormai vecchio ospedale in vico Semeria, nel 1531 la chiesa di San Matteo divenne parrocchia e furono costruiti ben quattro oratori.

Purtroppo, però, nel 1546, attirati proprio dalla ricchezza della località marina, i Saraceni, con quattordici navi e più di mille uomini, capitanati dal ferocissimo Dragut, luogotenente del terribile Barbarossa, approfittando dell’assenza dei marinai, una notte, misero la città a ferro e fuoco, devastandola e rapendo un terzo della popolazione, al fine di ottenere un riscatto. I pochi sopravissuti, disperati, corsero a chiedere aiuto nelle località vicine e, quando Dragut ed i suoi tornarono, con la loro richiesta di riscatto, trovarono ad attenderli, a sorpresa, migliaia di persone pronte a non cedere al ricatto e ben decisi a combattere per salvare i catturati. Una funesta battaglia mise in fuga i saraceni e al largo, la flotta del comandante Berno, liberò i prigionieri.

Così la Repubblica di Genova, fece costruire, qui, tre bastioni di guardia a difesa della località marinara: la Torre del Cavallo, ad est del borgo, innalzata nel 1564, è l’unica rimasta; allora anche carcere, è ora la costruzione simbolo della cittadina.

Proprio a questo periodo e allo “Sbarco dei Saraceni” è dedicata la rievocazione storica che si terrà qui venerdì 23 luglio 2010.

Ogni anno, infatti, per questa ricorrenza, il borgo si trasforma in un set cinematografico al quale prendono parte più di 500 figuranti, turisti e autoctoni. Da ogni finestra del borgo sventola la bandiera con croce rossa su fondo bianco, di Laigueglia, e gli abitanti accolgono i foresti in abiti d’epoca, ma il clou dello spettacolo si realizza dopo il tramonto, quando, spenta tutta l’illuminazione cittadina, la storia catapulta, come per incanto, lo spettatore a quella notte del 1546. Le donne, sedute sulla spiaggia, ricamano serene intorno al fuoco, spettegolando e i bambini sono allegramente intenti nei loro giochi. Danza una ballerina spensierata sulle onde della risacca, ma dal mare, vestiti di nero, improvvisamente e inattesi, arrivano a nuoto, con il coltello tra i denti, i terribili saraceni… Un rullo di tamburi annuncia la sciagura: le case del borgo s’incendiano, scoppia una battaglia cruenta, esplosioni e fuochi prendono la scena, con suggestivi sottofondi musicali, ma infine arrivano, da levante e da ponente, in un fiume di torce, i difensori che combattono con tutte le loro forze il nemico e liberano i prigionieri.

Ed i turisti, spettatori, in mezzo a tutto questo, guardano attoniti la rappresentazione, partecipando con grande trepidazione alla storia, completamente avvolti dalle grida dei laiguegliesi e dalle più belle colonne sonore di ogni tempo.

Tutti concluderanno la serata con una divertente festa di musica e balli in piazza, per celebrare insieme la liberazione dei prigionieri tornati alle loro case.

Decisamente uno spettacolo da non perdere!


 
Pubblicato da GenovaZena a luglio 2010






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domenica 12 febbraio 2012

Due Passi nel Passato


di Simona CASAGRANDE

Passeggiando nel “budello” della bellissima Alassio tutti noi scrutiamo sempre le coloratissime ed eleganti vetrine rimanendo affascinati dai capi d’alta moda che abbagliandoci ci legano al presente o proiettano nel futuro, ma c’impediscono di ammirare il passato di questi luoghi e le bellezze che li circondano, tanto famigliari, ma incredibilmente sconosciute.

Basterebbe chiudere gli occhi per un attimo per lasciarsi trasportare all’inizio del secolo scorso, quando il centro cittadino, dove ora vi sono strade, case su case, non era altro che una verde pianura coltivata ad ortaggi ed alberi da frutta e a questo modo riusciamo a godere di cose che di solito, distrattamente, vediamo, ma non guardiamo.
Così partendo dal fondo di via Roma incontriamo Villa Bianca, ove dal 1888 al 1905 visse il noto pittore irlandese Richard Whateley West, che ogni mattina, anche nei giorni più freddi dell’anno, scendeva a fare il bagno in mare e le cui opere, donate dalla figlia Katleen, nel 1963, alla città di Alassio, sono ora conservate nella Richard West Memorial Gallery.
Entrando nel “budello”, a chiunque verrebbe da sorridere pensando come nel 1907, durante la prima edizione della Milano-Sanremo, i ciclisti partecipanti, dovettero transitare proprio di qui, una stretta via lastricata, perché non esistevano altre strade.
Subito incrociamo, in Borgo Barusso, la chiesetta di Sant’Anna, protettrice dei marinai, eretta nel 1730, che racchiude al suo interno un crocifisso ligneo di Antonio Maria Maragliano. Posta s’uno scoglio sembra quasi volerci aprire la porta verso il centro storico del paese e noi accogliamo di buon grado l’invito.
Dopo alcuni metri, sul lato destro, troviamo tre grandi portoni incorniciati da neri portali in ardesia scolpita: è la chiesa della Carità, ove è conservata una statua dell’Assunta, anch’essa del Maragliano. Adiacente vi è l'Hospitium Peregrinorum, che fu eretto tra il 1307 ed il 1310 dagli armatori alassini, in seguito alla mancanza di alloggi durante il passaggio delle folle di pellegrini, diretti a Roma per il I Giubileo, indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Qui soggiornò anche San Rocco di Montpellier, nel 1315. L’Hospitium aveva inizialmente la capacità di ventisei letti, una cucina e l’annessa chiesa, in seguito venne ampliato diventando il primo ospedale civico.
All’angolo con piazza Matteotti, troviamo un grande portone verde scuro con chiodi a punta di diamante, con due battenti, sovrastato da una mezzaluna in ferro battuto: Palazzo Scofferi che nel periodo napoleonico, fu sede del municipio ed ove si racconta, pernottò Napoleone, qui di passaggio.
Girando a sinistra in via Milite Ignoto incontriamo subito un magnifico portone in ferro color verde chiaro con chiodi a punta di diamante, con due battenti in ottone fuoriuscenti dalla bocca di una testa di leone, rappresentanti ognuno due putti reggenti lo stemma di famiglia: Palazzo Vallerga.
Ed ecco anche l’elegante portone di Palazzo Brea, del XVI sec., riconoscibile per le sue classicheggianti colonne in marmo bianco di Carrara, in stile ionico, sovrastate da un portale bianco con l’effige “Commondo et Hospitio”.
I nobili qui erano di matrice imprenditoriale, nobilitati per servigi e benemerenze acquisite, quindi non gareggiavano tra di loro, costruendo residenze sfarzose, si accontentavano di dimore di modeste proporzioni, di massimo due piani e a poca distanza l’una dall’altra.
Tornando nel “budello”, al n.29 ecco nuovamente un Palazzo Scofferi, di un altro ramo della famiglia, mostrare un incantevole portone in legno marrone scuro con chiodi arrotondati in ottone, affiancato da finte colonne in marmo bianco di stile dorico e sovrastato da una mezza luna in ferro battuto con al di sopra un bellissimo stemma di famiglia in pietra bianca.
Poco lontano incontriamo, del sec XVI e XVII, il Palazzo dei cittadini più illustri: i Marchesi Ferrero Gubernatis di Ventimiglia. Le finestre contornate dal giallo ocra sullo sfondo rosso scuro della facciata, fanno pensare al Palazzo del Quirinale ed il portone è talmente maestoso che sembra impossibile passagli davanti senza che venga notato, eppure sono pochi coloro, alassini e non, che restano catturati da tanto splendore. I battenti in ferro liscio, sul portone centrale, fuoriescono dalla bocca di Bacco ed i portali in marmo bianco hanno altorilievi con fiori, frutta e melograni a fargli da cornice; al centro, in alto, un grande stemma in marmo rappresentante uno scudo su sfondo oro con tre righe nere; sui lati due altorilievi in marmo bianco con grandi vasi pieni, quello a destra di fiori, quello a sinistra di frutta. Sul retro del Palazzo troviamo un maestoso giardino curato con l’amore che si addice solo ad uno scrupoloso giardiniere: pieno di aiuole con fiori di ogni specie e colore e poi abeti, palme e cipressi ed al centro un romanticissimo pozzo.

S’un lato di via Cavour, alzando lo sguardo, troviamo un bellissimo edificio bianco, degli anni ’30, con ringhiere e sottobalconi in ferro battuto nero, in stile liberty, quello che fu lo storico “Caffè Roma”, raduno del jetset internazionale degli anni ’50. - “Quel muricciolo anonimo, così spoglio, semplice contenimento del terriccio dei giardini pubblici, è indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini di un caffè così elegante” - disse un giorno Mario Berrino, il titolare del noto locale, ad Hemingway, mentre questi firmava il libro dei ricordi. Ma fu proprio in quell’istante che gli venne l’idea di trasferire gli autografi di tutti quei personaggi illustri, che aveva raccolto negli anni, su piastrelle di ceramica colorata, di varie forme e dimensioni, e rivestirne quel “Muretto” così spoglio, affinché tutti potessero contemplarli.

Dietro al Muretto, nascosto dagli enormi alberi del giardino, il Palazzo del Comune che dal 1904, ha preso il posto del convento delle Clarisse che sorgeva qui dal 1603, poi spostato sulla collina.

Di fronte, nascosta da un abete, s’intravede la “nuova” stazione ferroviaria, costruita nel 1914, s’un terreno che fu della famiglia Hanbury, la quale lo concesse gratuitamente a condizione che tutti i treni passeggeri, transitanti da Alassio, vi si fermassero; il primo treno che transitò sulla linea Savona-Ventimiglia risale all’anno 1872.
Attraversata piazza Partigiani si giunge ad una splendida costruzione in stile liberty, appena restaurata, il “Grand Hotel”. Del 1871, era l’albergo più elegante del ponente ligure, solo una decina d’anni più vecchio dell’Hotel Mediterranee, era affiancato da un casinò che ha lasciato il posto all’attuale piazza.

Furono gli anni in cui i medici cominciarono a consigliare la balneazione nelle acque marine quale metodo naturale per la guarigione di diverse malattie, così le spiagge cominciarono timidamente ad animarsi di ultra pudichi bagnanti e proprio qui davanti sorse, qualche anno dopo, il primo stabilimento balneare della cittadina “l’Anfitrite”, affiancato in breve tempo dalle cabine del Collegio Salesiano. Pochi sanno che, a questo proposito, nel 1906 le autorità comunali emisero un’ordinanza (molto simile a quella attuale), secondo la quale era severamente proibito percorrere o intrattenersi per le vie del paese in accappatoio, era solo tollerato andare con tale abbigliamento dall’abitazione al mare.
Questi furono anche gli anni in cui arrivarono qui i precursori dell’attuale turismo: gli inglesi.
E così nacque l’Alassio che tutti noi conosciamo, quella che viviamo ascoltando il ticchettio dell’orologio e di cui non ci soffermiamo mai ad ammirare le bellezze che la resero tale.

 

Pubblicato su GenovaZena nel giugno 2010




venerdì 3 febbraio 2012

Conoscere è il Primo Passo per Amare

di Simona CASAGRANDE
Nasce nel 1975 da un'idea di Elena Croce, figlia del grande filosofo Benedetto Croce, con il preciso scopo di contribuire alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano: è il FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano.
Dall’idea di pochi ha percorso negli anni un lungo ed impervio cammino. Dalla prima donazione, nel 1976, nell’isola di Panarea, nell’arcipelago delle Eolie, si sono aggiunti castelli, ville nobiliari, collezioni di dipinti, mobili, ceramiche e porcellane, teatri, monasteri, abbazie, parchi storici, baie, aree naturali e paesaggi d’incontaminata bellezza, fino ad arrivare al 2008, in cui è stata finalmente aperta al pubblico Villa Necchi Campiglio a Milano.
Da trentacinque anni, il FAI, grazie al generoso aiuto di molti, protegge, un patrimonio unico al mondo che appartiene a ciascuno di noi: si prende cura dei luoghi meravigliosi che gli vengono affidati, occupandosi del loro restauro per poterli aprire al pubblico in modo che tutti possano goderne, si occupa del paesaggio a rischio e minacciato e svolge attività di educazione e sensibilizzazione al valore fondamentale dei beni culturali e paesaggistici. Il FAI promuove, quindi, una cultura di rispetto della natura, dell'arte, della storia e delle tradizioni d’Italia al fine di tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità, perché conoscere è il primo passo per amare e dunque difendere qualcosa che ci appartiene. Per questo ogni anno in primavera la fondazione apre al pubblico, per un giorno, con visite guidate gratuite, i suoi beni. Così, il 27 e il 28 marzo, si è tenuta la 18° giornata FAI di primavera in cui in tutt’Italia sono stati aperti 590 beni, in 225 località di 20 regioni, e circa 5.450.000 visitatori hanno potuto godere della straordinaria iniziativa, mentre 7.000 volontari hanno assistito entusiasti al successo dell’evento e 12.000 studenti delle scuole superiori hanno avuto l’occasione di cimentarsi come apprendisti ciceroni.
In Liguria, in quest’occasione, è stato possibile visitare ben 11 siti: 1 in provincia d’Imperia, 2 in provincia di Savona e ben 9 in provincia di Genova. In provincia di Savona, il borgo medioevale di Zuccarello, alle spalle di Albenga, è stato particolarmente apprezzato dai turisti stranieri che hanno potuto usufruire anche di guide parlanti tedesco ed inglese.
Per raggiungere l’antico borgo in pietra grigia, è stato studiato anche un percorso storico (di circa 30 km), da esplorare in bicicletta: dalla stazione ferroviaria di Albenga, passando dall’antico insediamento romano e la città vecchia ricca di costruzioni medioevali, si prosegue verso Cisano sul Neva, antico borgo medioevale, e prima di arrivare finalmente al traguardo, Conscenti, dominata dal suo castello turrito.
All’ingresso del paese, in un’atmosfera medioevale, presso la torre sud, oltre alla bellissima statua bronzea di Ilaria del Carretto, figlia dei signori del borgo, c’erano, ad accogliere i visitatori, con il loro caratteristico cappellino verde, gli apprendisti ciceroni, studenti degli Istituti “Giancardi” di Alassio e “Giordano Bruno” di Albenga. Così, oltrepassata la Porta Sottana, inizia il percorso guidato attraverso i peculiari portici della via principale, ove gli abitanti hanno accolto il pubblico in costume tradizionale e vivacizzato il centro con laboratori artigianali e una mostra di piante antiche. Qui, in via Tornatore, si trovano: l’antica residenza marchionale, la colonna in ardesia “della flagellazione”, il campanile del XII sec., “lo scalino del buon arrivo” raggiunto il quale i condannati potevano ottenere la grazia dai marchesi; nonché la Parrocchiale di San Bartolomeo del XVI sec. ove si è tenuto un esilarante concerto d’organo. In fondo, a nord del borgo, si eleva la torre medioevale della Porta Soprana. A est, una traversa porta al caratteristico ponte, tardo medievale, a schiena d’asino, sul fiume Neva e ai lavatoi; un’altra conduce a Porta del Molino, all’antico Molino ed al Beo, il canale dei mulini che portava l’acqua al borgo. A ovest una stradina in salita arriva alle rovine del castello della metà del ‘200; un’altra al teatro Attilio Quinzio Delfino del XIII sec., ove il prof. Niccolò Besio ha intrattenuto gli ospiti con brani tratti dal diario di Ilaria Del Carretto che lascia Zuccarello per andare in sposa a Paolo Guinigi, Signore di Lucca. Zuccarello si è rivelato, a chi ancora non l’avesse conosciuto, un piccolo scrigno, protetto dagli alti colli della val Neva, che in ogni suo scorcio reca la testimonianza del tempo passato. Questo è inoltre uno dei pochi paesi che possa vantare una data di nascita ufficiale: il 4 aprile 1248. Infatti gli abitanti della valle, allora, s’impegnarono a fornire la manodopera necessaria per costruire il borgo nell’arco di un solo anno: tra il Natale 1248 ed il Natale 1249. E se entro questo termine non vi avessero anche fissato la loro residenza, sarebbero stati banditi per sempre dal paese.
Gli apprendisti ciceroni hanno spiegato con grande maestria, agli ospiti, leggende e storia del borgo, che incuriositi, hanno posto loro le domande più svariate, ma tutti erano concordi che giornate come queste, dovrebbero tenersi più volte durante l’anno per trasmettere, con una certa continuità, a coloro che sono il futuro, la passione e l’amore per quello che è il nostro patrimonio culturale ed ambientale, affinché loro stessi un giorno passano prendersene cura nel migliore dei modi.
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sabato 28 gennaio 2012

Chi Osa, Vola!

di Simona CASAGRANDE


Negli anni ’30, mentre Hitler e Mussolini fanno discorsi sempre più allarmanti su razze superiori ed inferiori, un giovane studente norvegese, convinto che tutte le razze del mondo abbiano avuto origine dallo stesso ceppo, rimane profondamente indignato per tali affermazioni. Vorrebbe poter dimostrare al mondo la sua tesi, ma gli mancano le prove scientifiche per cui interroga il mondo accademico, chiede sostegno, aiuto, ma trova ogni porta chiusa. Così, “remando contro” lo scetticismo dell’opinione pubblica, decide di dimostrare di persona, mettendo a rischio la propria vita, la validità delle sue affermazioni.
Dopo il faticoso reperimento del legname nella foresta equatoriale, riesce a varare una barca di balsa con scafo e vele di canna attorcigliata, una perfetta copia delle antiche zattere peruviane, che chiama “Kon Tiki”, figlio del sole. Perciò, per dimostrare che, nella notte dei tempi, alcune popolazioni sudamericane, arrivarono in Polinesia, il 27 aprile 1947, con coraggio e determinazione, in compagnia di cinque amici, parte da Callao (Perù), affidandosi ai venti e sfidando le impetuose onde del Pacifico.

I giorni si susseguono, l’oceano mostra il suo volto tempestoso, le onde scuotono la zattera vacillante, gli squali non mancano, ma le misurazioni ed annotazioni scientifiche continuano imperterrite finché il “Kon Tiki” si arena sulla barriera corallina dell’atollo Ravoia. Così, centouno giorni di navigazione e 4.300 miglia nautiche (8.000 km) fanno di tale spedizione un successo: questa è infatti la dimostrazione concreta di una teoria rivoluzionaria. Il giovane Thor scrive anche un libro documentando il proprio viaggio e dimostrando che i primi colonizzatori della Polinesia vennero dal Perù intorno al 500 d.C.. Ma, nonostante il testo venga tradotto in decine di lingue ed il filmato sul viaggio ottenga nel 1951 l’Oscar per miglior documentario, il mondo accademico, continua a disconoscere il valore scientifico dell’impresa.

Nel 1969, a difesa della sua teoria, vuole dimostrare che gli antichi egizi, con navi di papiro erano in grado di attraversare l’Atlantico. Così nel 1970, sfidando nuovamente l’oceano, da Safi (Marocco) arriva alle Barbados. Nel 1977, poi con una barca di giunchi, tagliati nel mese di agosto per aumentare la galleggiabilità, naviga dall’Iraq al Golfo Persico e all’Oceano Indiano.
Tutto ciò a dimostrare che era possibile per imbarcazioni preistoriche navigare dall’Asia all’Africa, dall’Africa all’America e dall’America alla Polinesia anche nel corso della vita di un uomo. Istituzioni di ogni parte del mondo gli conferirono lauree, titolo accademici, medaglie al valore scientifico… il vento era cambiato!

Un grande antropologo, ma soprattutto una grande persona, che crede nell’unità del genere umano e lavora attivamente nell’intento di colmare le distanze fra nazioni e popoli di razza, religione e politica diverse.

Nel 1958, innamoratosi di Laigueglia, tra un’impresa e l’altra, Thor Heyerdhal, restaura il borgo medievale di Colla Micheri, ove vive fino ad 87 anni.
Il 18 aprile 2002 giunge all’epilogo un cammino cominciato al chiaro di luna, quando un vecchio polinesiano racconta, ad un giovane capace di ascoltare, le leggende e le storie del suo popolo.
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lunedì 23 gennaio 2012

L'Arcobaleno della Vita

di Simona CASAGRANDE

«Massaccio?» chiede, ai passanti, una ragazza cinese, vestita di tutto punto, camminando sul bagnasciuga con le ciabatte tra le mani; mentre una sua collega, con l’olio di canfora, massaggia tranquillamente, senza inibizioni, le parti intime di un uomo sdraiato nudo a gambe larghe, tra i cespugli delle dune. È la spiaggia naturista di Capocotta, popolata da una fauna meno stravagante di quel che si pensi: il maschio, alla vista dei passanti, si alza in piedi facendo la ruota come un gallo cedrone, la femmina, invece, come una timida cerbiatta, si ritrae girandosi prona, quasi a volersi celare.

In acqua, poco lontano dalla riva, un uomo di colore, incurante dello spettacolo, tira uno strano strumento fatto di una sottile maglia di ferro terminante con grandi e lunghi rami. Setaccia, a gran fatica, il fondale, osteggiato dalla forza delle onde, per raccogliere delle piccolissime conchiglie grigiastre, le telline: un prelibatissimo mollusco che nel pomeriggio venderà ai ristoratori della zona. Non sa, però, che in Liguria, ogni mattina, all’alba, là dove l’onda si allunga per abbracciare la spiaggia, centinaia e centinaia di telline, spinte dall’alta marea, formano una sottile striscia bianca. Prima che il setaccio dei bagnini ripulisca il bagnasciuga, i bambini le raccolgono velocemente con i secchielli, per addobbare i castelli di sabbia, per farne, con grande ingegno e maestria, collane, braccialetti, cavigliere e anelli che nel pomeriggio distribuiranno ai turisti. «Solo due euro signora, è tutto artigianale, fatto da me!». E a loro nessuno dice «No grazie!». Tutti sorridono inteneriti dalla sana intraprendenza di questi scolaretti.








A Capocotta, al posto delle fragili telline, sulla sabbia, tra la bianca schiuma delle acque, rotolano avanti e indietro, spinti dalla corrente, i corpi abbandonati d'innumerevoli granchi morti; e gli ossi di seppia, sul bagnasciuga, sono incollati alla sabbia, come francobolli.
L’arenile, di origine ferrosa, le cui fasce cromatiche, dal grigio melange all‘ambrato, si stendono perpendicolarmente alla battigia, è cristallino come zucchero e morbido come un cuscino di piume. Mentre le conchiglie, qui, nella loro insostenibile leggerezza, vi si appoggiano delicatamente, i piedi dei viandanti affondano impietosamente fino alle caviglie, appesantendo il corpo di chi cammina.

 


Intanto tronchi di alberi rinsecchiti, di quando in quando rinfrescati dagli spruzzi delle onde, riposano stanchi sulla riva, sperando nell'alta marea per riprendere il largo, per approdare in un paese lontano e ripartire poi nuovamente all'insegna di una nuova avventura.
Qui, stranamente, non si sente l’insopportabile gracchiare dei gabbiani reali, che alteri, fermi sulla riva, dominano con lo sguardo il susseguirsi delle onde, pronti a scattare in volo alla vista di qualche "splash“, ma si vedono piccole lepri giocare a nascondino tra i cespugli.


Le sabbiose dune, attraversate da serpentine piastrellate che accompagnano gentilmente gli ospiti al bagnasciuga, sono tra le meglio conservate d'Italia, alte fino a dieci metri, proteggono, come le mura di un castello, che racchiude in sé, non so quale segreto, l’intimità dei bagnanti dalle macchine che sfrecciano sulla litoranea, donando al luogo un fascino esotico e misterioso. Visibili già in lontananza, le colline sabbiose sono interamente coperte da batuffoli di piante alofile, graminacee, splendidi ciuffi di un'allegra ginestra odorosa, morbidi cespugli di cisto villosa rosa e bianca, ma poche sono le persone che ne ammirano la natura rigogliosa. Quando arrivano qua, le ciurme cittadine, sognano solo il vento che scompiglia i capelli, un tuffo tra le fresche acque blu e niente più.
Al lido di Ostia, le dune si sono estinte, la passeggiata a mare si affaccia direttamente sugli stabilimenti, ove le famiglie, in tutta tranquillità, si abbandonano al sole.



Al tramonto un ragazzo sulla mountain-bike gioca a sfidare l'andirivieni della risacca, mentre un gruppo di adolescenti con lunghe canne tenta di costruire le porte di un campo di calcetto; altri beffano la sorte tuffandosi con la tavola tra le onde, nonostante un cartello ne interdica la balneazione; poco più in là un gruppo di bambini rincorre un granchietto tra le rocce, pensando magari di portarselo a casa.


Al largo un panfilo, battente bandiera maltese, chiede ospitalità per la notte al porticciolo turistico, che, troppo affollato, è costretto a indirizzarlo altrove, ma che importa, a bordo si ride e si scherza, c’è la piscina e lo champagne scorre a fiumi nei bicchieri. Sulla costa, invece, non molto lontano, alcuni bambini giocano a palla, s’una strada grigia e polverosa, in mezzo a rifiuti e carcasse d‘auto abbandonate e, mentre, incantati, guardano sognanti il bianchissimo gigante allontanarsi, dalla finestra di una casa "sgaruppata", la mamma li chiama per la cena. È l‘ora di tornare alla realtà!
Il rosso della sera annuncia un’altra splendida giornata di sole, e sul pontile, un gruppo di studenti in gita, balla allegramente accompagnati dalla chitarra di un artista di strada: si festeggia il sapore di una vita, vuota di certezze e piena di speranze, che ancora tarda ad arrivare.