giovedì 31 maggio 2012

“… Se vedo Ricordo, Se Faccio Capisco”

di Simona CASAGRANDE


Il 4 novembre, mentre il presidente della Fiat, John Elkann, a Cassino (FR), durante il convegno ''Generazione Net o Neet generation, auspicava, per un più energico sviluppo del nostro Paese, un numero maggiore di studenti in materie scientifiche, ad Alassio, proprio per incentivare la scelta di questi temi, da parte delle giovani menti, e sulla scia di quello di Genova, giunto ormai all’ottava edizione,  esordisce il ”Festival della Scienza”, promosso dall’Assessorato al Turismo ed alla Cultura del Comune di Alassio, in collaborazione con il Science Centre Immaginario Scientifico ed il GAVI (Gruppo Astrofili Volontari Ingauni).

In occasione dell’evento, sono stati invitati dei giovani astrofisici, del museo IS di Trieste, che hanno dato l’opportunità al pubblico di visitare il mondo scientifico con altri occhi. Infatti l’IS è un “museo di nuova generazione” che rivoluziona le modalità tipiche di un museo tradizionale: da luogo riservato alla conservazione ed esposizione di reperti e vecchi strumenti, qui, il museo si trasforma in un luogo vivo dove il visitatore interagisce con gli oggetti presenti e con gli ambienti museali, confrontandosi, così, con alcuni fenomeni naturali che lo invitano ad un gioco di scoperta e di ipotesi, offrendogli la possibilità di avvicinarsi e comprendere le leggi naturali e le interpretazioni scientifiche che sono state elaborate.

In questa luce, per cinque giorni l’ex Chiesa Anglicana, sulla prima collina della cittadina rivierasca, si è trasformata in uno spazio interattivo per conoscere la scienza attraverso bolle di sapone giganti, vortici d’acqua, circuiti elettrici, liquidi ed un piccolo planetario gonfiabile.
Una mostra-laboratorio per bambini e ragazzi, ma anche adulti, per raccontare la scienza in modo innovativo e coinvolgente: il gioco, diventa strumento indispensabile per riuscire a stimolare la curiosità dei più giovani e per avvicinarli ai fenomeni fisici e naturali.

Il programma di iniziative, in quest’occasione, è stato suddiviso in due parti: una prima parte, da mercoledì 3 a venerdì 5 novembre, dedicata interamente alle scuole ed una seconda parte aperta al pubblico.

I bambini della Scuola per l’Infanzia sono stati trasportati nel magico “paese delle bolle” e non solo di sapone: bolle incredibilmente colorate, bolle super resistenti, bolle che durano e volteggiano a lungo nell’aria.  E, come nella scuola di Hogwarts di Harry Potter, hanno sperimentato anche “Pozioni e reazioni” che hanno coinvolto i bambini in divertenti esperimenti di chimica.

Gli alunni della Scuola Primaria e Secondaria, invece, si sono cimentati in laboratori di chimica con un camino fluorescente, un semaforo liquido, la magia del blu che diventa trasparente ed un incontro con le mille forme dell'acqua: attraverso facili esperimenti i bambini hanno potuto indagare sulla natura e sulle caratteristiche dell’H2O, senza dimenticarne l’inestimabile valore. Ma volendo avrebbero potuto scegliere anche di viaggiare nel mondo della fisica attraverso scintille e scosse: semplici dimostrazioni sulla conduzione e su alcuni elementari circuiti elettrici che li hanno aiutati a capire come funzionano gli elettrodomestici di casa, perché si bruciano le lampadine o perché si prende la scossa. Inoltre, giocando con la densità dei liquidi, hanno imparato a conoscerne comportamenti e caratteristiche rispondendo a domande come: perché le navi galleggiano mentre i sassi affondano? Cosa succede se mescoliamo liquidi diversi?

Dalle ore 21.00 di venerdì 5, invece, l’ex Chiesa Anglicana, ospitante il “Festival della Scienza”, è stata aperta anche al pubblico.

Nelle serate del weekend, all’interno del caratteristico complesso, è stato possibile visitare lo Startlab: un vero e proprio universo mobile in grado di condurre i visitatori in un divertente viaggio attraverso i fenomeni del cielo, con un Planetario gonfiabile, ideato proprio dal Science Centre “Immaginario Scientifico” di Trieste. Qui gli ospiti,  traghettati da Gabriele, un giovane astrofisico, in un’affascinante visita alla volta celeste, hanno seguito, con grande entusiasmo, alcuni dei principali temi della geografia astronomica, con la proiezione dei movimenti del Sole, dei pianeti e delle stelle nelle diverse stagioni e alle diverse latitudini. Nel giardino, invece, grazie al “Gruppo Astrofili Volontari Ingauni”, si sarebbe dovuto procedere con l’osservazione delle stelle attraverso i telescopi, ma purtroppo il tempo è stato inclemente, per tanto ci si è dovuti accontentare di un brevissimo percorso tra varie meteoriti.

Nel pomeriggio di sabato, si è tenuto il laboratorio didattico per bambini “Stella filante”: grazie alla reazione ottenuta mescolando acqua, aceto e bicarbonato, è stato possibile lanciare verso l’alto, tappi di sughero colorati e decorati che si sono trasformati in giocose stelle filanti.

Durante l’ultima giornata del “Festival della Scienza” ha avuto luogo il laboratorio didattico “Paracadute”: con nylon, spago e pongo si è costruito un artigianale paracadute che, lanciato, si è aperto in aria dimostrando i principi fisici del volo. Infine è stata proposta la “Macchina a molla”: i complessi principi della meccanica e della dinamica spiegati in modo semplice e giocoso attraverso la creazione di un originalissimo prototipo.

L’evento, nel suo piccolo, è stato accolto con enorme entusiasmo e forte partecipazione, da grandi e piccini, riscontrando un vero e proprio successo. Per tanto, nel motto “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, si auspica, che tale iniziativa, venga presto ripetuta ed ampliata.



            Pubblicato su GenovaZena nel dicembre 2010


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domenica 20 maggio 2012

Il Turismo si Tuffa nel Sociale


di Simona CASAGRANDE



Quest’estate, mentre ognuno di noi si rilassava spensieratamente sulla spiaggia, baciato dai raggi solari, settimanalmente, una barca a vela denominata Estrella del Mar II°, una Beneteau Cyclades 43.4, di 13 metri, appartenente all’associazione Handarpermare onlus, membro dell’“Unione Italiana Vela Solidale”, approdava nei principali porti del ponente ligure, tra cui anche Finale, Loano ed Alassio.

A bordo, in mezzo ad alcuni ragazzi disabili ed ai loro accompagnatori, l’esperta di biologia marina, presidente dell’Associazione Marine Life Conservation onlus, dott.ssa Antonella IMPETUOSO, che ha saputo spiegare, con innegabile competenza, il progetto “DIVERSAMENTE MARE” che si sta realizzando in questo tratto di costa.

“Tra gli interventi riabilitativi che sono stati studiati ultimamente, nell’ambito del disagio fisico, psichico e sociale, la pratica della vela ha dimostrato di essere una valida alternativa. Infatti qui non si tratta solo di semplice partecipazione ad una routine quotidiana, ma di gratificazione ed autostima che vengono rafforzati tramite le varie attività che si svolgono a bordo, dando un ottimo supporto a terapie riabilitative, con l’obbiettivo di perfezionare la socializzazione e la relazionalità”.

Per questo, al fine di incentivare una maggiore autonomia, i ragazzi qui intervengono attivamente alla vita in barca alternandosi in cucina, in cambusa e nelle pulizie, poi dopo aver appreso i primi rudimenti relativi alla navigazione a vela, partecipano anche alle manovre di bordo, non mancando, però, nelle molte ore di navigazione, anche momenti ludico-ricreativi. Inoltre, si effettuano anche escursioni a terra, nelle località toccate dall’itinerario, in questo modo il progetto “Diversamente mare” porta un valore aggiunto non indifferente ad un turismo sociale che viene ulteriormente potenziato da quell’arricchimento culturale che oggigiorno è diventato così tanto prezioso.

La dott.ssa Antonella Impetuoso, continua chiarendoci la sua presenza in quest’ambito. “Il Santuario dei Cetacei è un ecosistema che offre molteplici occasioni d’incontro con le specie marine più comuni, infatti proprio ieri abbiamo avvistato diversi esemplari di capodoglio e, nei giorni scorsi, anche grampi, ma molto più spesso stenelle striate. Marine Life Conservation offre, con grande piacere, agli utenti di Handarpermare, la propria esperienza pluriennale, proponendo semplici lezioni su cetacei e biologia marina, per lo sviluppo di una maggiore coscienza ecologica, ovviamente, tenendo conto delle diverse tipologie di disabilità.

Durante questa stagione estiva, L’Estrella del Mar II, con sei posti in barca, oltre l’equipaggio, ha ospitato, con i loro educatori, più di una sessantina di bambini e ragazzi disabili, di cui ben ventotto non vedenti e tre con disabilità fisiche, e poi down, autistici ed ipovedenti, proveniente dalle più svariate località spalmate su tutt’Italia, ma in maggioranza da Padova, Roma e Torino. Decisamente un pregiato bilancio per le associazioni che con così grande slancio si sono impegnate nella realizzazione di questo progetto. Purtroppo, però, il mantenimento di un simile mezzo, e le spese connesse a tale attività, richiedono un forte dispendio di risorse economiche che, con il semplice contributo dei partecipanti e le generose donazioni elargite dai soggetti privati, purtroppo non si riescono a coprire completamente. Così, nonostante il grande successo riscontrato, la stagione estiva 2011 rimane in “forse”.

Sarebbe davvero un gran peccato non poter portare avanti questo progetto, studiato con così tanta cura e realizzato con incredibile passione, solo a causa della carenza di fondi. Un progetto che rappresenta un’impareggiabile risorsa, non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello turistico, infatti costituisce un ottimo volano per la promozione e la valorizzazione del ponente ligure, incentivando un nuovo modo di vivere il mare ed il territorio più vicino alla sua vera natura ed essenza, non fermandosi alla superficie, ma scoprendone i più intimi segreti per sensibilizzare sempre più persone ai delicati ecosistemi del nostro pianeta.  

La barca a vela, difatti, oltre ad essere un mezzo ecologico ed affascinante, permette di vivere il mare in modo unico e completo e può portare la persona disabile, o socialmente svantaggiata, a trasformare una realtà, già difficile per i “normodotati”, in un’entusiasmante avventura da condividere insieme ad altri compagni, traendone un’indimenticabile esperienza di vita, cosa di cui questi ragazzi hanno immensamente bisogno.

Si auspica, pertanto, che Enti, Comuni, Province, Regioni e le Istituzioni tutte, nonché  le Fondazioni si mobilitino abbracciando pienamente questo progetto che, non solo arricchisce con nuove aspettative la vita di questi giovani, ma fa onore al nostro Paese che, socialmente maturato, dimostra di sapere investire in un futuro che porterà la nostra civiltà in un mondo migliore, più sensibile, più aperto, più disponibile; un mondo che sa guardare al domani con occhi decisamente diversi.


Pubblicato da GenovaZena nel novembre 2010




Per informazioni visitate: Marine Life Conservation   
o scrivete a:  info@marine-llife.org 



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martedì 1 maggio 2012

Metti il Diavolo a Ballare


di Simona CASAGRANDE



Dopo Luca Barbarossa, Enzo Jannacci, Cristiano de Andrè, Edoardo de Angelis, Massimo Schiavon, Eugenio Finardi e tanti altri, anche la cantautrice campana, Teresa de Sio, è stata ospite al Festival “Queste piazze davanti al mare”, ma non con un concerto di melodie napoletane, come ci si potrebbe aspettare, bensì con uno spettacolo teatrale, misto tra musica e lettura.

L’artista, infatti, dopo i successi degli anni ‘80, si è dedica alla sperimentazione e di recente si è interessata specialmente all’esplorazione di sonorità etniche ed in particolare di quelle pugliesi.

Alla fine del 2008, Teresa de Sio, però, intraprende un’ulteriore, nuova ed importante sfida: scrivere. Un lavoro che la coinvolge talmente tanto da interrompere tutte le sue attività concertistiche.

Ed è così che, il 25 novembre 2009, la cantautrice, presenta, al Circolo dei Lettori di Torino, il suo primo scritto "Metti il Diavolo a Ballare" edito da Einaudi: un romanzo decisamente crudo e forte. Un noir ambientato durante gli anni ‘50 nel Salento, quando si pensava  ancora di poter esorcizzare il demonio utilizzando i suoni ipnotici.

L’opera racconta la storia di due sorelle, orfane di madre e figlie di un padre totalmente assente. Trasferitesi nel magico mondo della taranta, la maggiore, Filomena, ancora bambina, viene mandata a servizio presso una famiglia in una masseria e spesso, su invito dei padroni di casa, reca con se anche la piccola Archina. Se non che, trascorsi alcuni anni, un triste giorno, Filomena, scopre che la sorellina, non ancora dodicenne, subisce da tempo abusi e violenze da parte del padrone di casa, e che, chiusa in se stessa, a causa della vergogna, non riesce a confidare la sua sofferenza, trasformando angoscia e disperazione, in una tortura interiore.
Così, in una società arcaica, ove non esistevano psicanalisi e psicofarmaci, per guarire l’infelicità, veniva usata una cura a base di musica ipnotica, capace, secondo quella cultura locale, di scacciare il male dalle persone: la taranta. Un ballo generato per espellere un pensiero violento che logora l’animo, un ballo che la povera Archina vestirà per giorni interi.

“Filomena, guardando il movimento del braccio del violinista che suona la taranta per Archina, le pare di vedere la stessa tecnica subita anni prima dalla madre: si incideva la vena del braccio del malato con un piccolo coltello e si credeva che, insieme al sangue, scivolasse via la malattia. Con la taranta era lo stesso. La musica faceva defluire il veleno iniettato dal ragno, da cui si credeva dipendesse l’infelicità.”
A febbraio ”Metti il diavolo a ballare”, è diventato anche un reading: uno spettacolo di musica e letture, che, la neo scrittrice, sta portando in giro per l’Italia. In compagnia di quattro talentuosi artisti, legge, canta e suona il testo da lei scritto. Su tutti eccelle, nella sua magnifica interpretazione, Ippolito Chiarello, il noto attore teatrale leccese, che con la de Sio, sotto i riflettori, dona vita,  con grande passione, alle parole descritte nel testo.
Il 19 agosto, la bellissima piazza Musso di Laigueglia, affacciata sul mare ed abbracciata per tre quarti dalle caratteristiche case della costa ligure, pronta ad accogliere il singolare show, era totalmente gremita di pubblico: i posti a sedere erano esauriti già un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, tantissima la gente rimasta in piedi e numerosi i pugliesi presenti che, con grande passione e trasporto, hanno partecipato alla storia, ma soprattutto ai momenti musicali.

Teresa de Sio, con la grande professionalità che la contraddistingue, ha saputo catturare l’entusiasmo del pubblico, sposando la crudezza delle parole con la forza della musica, regalando, così, a tutti, impareggiabili momenti di grande cultura.


Pubblicato da GenovaZena a ottobre 2010



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giovedì 19 aprile 2012

Nuove Mode Rivierasche


di Simona CASAGRANDE



Dei danni del sole si parla continuamente, ma forse molti non sanno che preso nelle dosi giuste, e con le adeguate precauzioni, può regalare notevoli benefici sia al corpo che alla mente.

Infatti le ricerche scientifiche condotte negli ultimi anni, portano a considerare l’”ELIOTERAPIA” un metodo di cura alternativo addirittura alla medicina tradizionale, tanto è vero che tra i benefici annoverati vi sono: la crescita e lo sviluppo del bambino, la riduzione del colesterolo, la diminuzione di carie dentarie, l’aumento della fertilità, la prevenzione dei tumori e il miglioramento del sistema immunitario; stimola la produzione della vitamina D, necessaria alla metabolizzazione del calcio, determinando il consolidamento della struttura ossea nei piccoli e prevenendo, negli adulti, artrosi, osteoporosi e reumatismi. Per questo sono consigliate, lunghissime passeggiate, la mattina presto, sulla riva del mare, e, se il clima lo permette, con i piedi a bagno, per stimolare la circolazione sanguigna.

Camminare, poi, con le gambe immerse nell’acqua fino ai glutei è un metodo naturale per combattere le vene varicose, la pelle a buccia d’arancia e gli inestetismi della cellulite: le onde infatti producono un naturale massaggio rassodante e la cute, tramite il salino, apparirà più liscia e morbida. Non solo, ma per ciò che concerne l’estetica, il sole aiuta anche la cura di acne, psoriasi ed eczemi: bastano, infatti, anche solo un paio d’ore al giorno di esposizione alla luce solare per ridurre macchie e brufoli.

Come se tutto ciò non bastasse, il sole si dimostra un efficace rimedio anche in casi di ansia e depressione. La “LIGHT THERAPY”, appunto, ha un notevole effetto antidepressivo, perché la luce stimola il funzionamento di alcuni neurotrasmettitori cerebrali che aumentano la secrezione di endorfine le quali regolano l’umore, determinando un effetto  vitale e gioioso.

Sembra pertanto che un periodo al mare, anche d’inverno, sia indispensabile per “lo star bene” di tutto l’anno.

A tal fine, già da alcuni anni, su quasi tutte le spiagge della Baia del Sole, quell’angolo di costa compresa tra Alassio e Laigueglia, in provincia di Savona, che gode di uno dei climi tra i più miti della riviera, anche in bassa stagione è possibile lasciarsi comodamente coccolare dal sole, rilassati in tutta tranquillità s’una sdraio.

Così, questo spicchio di Liguria, si trasforma, sia in autunno che in primavera, in una naturale clinica per la bellezza, ma soprattutto per la salute.

Tra l’altro, la spiaggia, qui, è composta da una sabbia di quarzo e calcare finissimo, morbida come un cuscino di piume e sottile come lo zucchero, ideale per i bimbi che muovono i primi passi; ed il mare scende quasi senza pendenza cosicché anche i neofiti dell’acqua ed i più piccoli possano conquistare passo a passo la benevolenza di Nettuno.

Otre a ciò, qui, a sostegno dell’economia locale, l'11 aprile 2010, la Marina di Alassio spa, in collaborazione con l’Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Alassio,  i Bagni Marini Alassio e le Associazioni Albergatori, di Alassio e Laigueglia, nonché la Società Nazionale di Salvamento, con la sapiente organizzazione della Eccoci Eventi, hanno voluto inaugurare, grazie ad un gemellaggio, con Limone Piemonte, che nasce sotto il segno dello sport e del divertimento, un’ulteriore attività da praticare fuori stagione sulla spiaggia: lo sci di fondo in versione estiva.

La divertentissima cerimonia è iniziata con l’esibizione di trenta turisti, che correndo, per 100 metri, sulle ciaspole, si sono dati, allegramente, battaglia a colpi di racchette.


Poi, uno spassosissimo bagnino, in stile anni ‘30, munito di pistola a salve, ha dato lo start alla gara, tenutasi s’un percorso di 500 metri, che è stata goliardicamente aperta da personaggi istituzionali come il neo Consigliere Regionale, arch. Marco Melgrati, il duo del Centro Antitarocco di Striscia La Notizia, Luca Galtieri ed il Mago di AZ, Filippo Paci, protagonista di “Uomini e Donne”, Bottero Margherita e Tosello Caterina, campionesse storiche della nazionale Italiana di sci di fondo e naturalmente non è mancata una grande madrina d’eccezione quale la signora CELINA SEGHI, 91 anni, pluridecorata campionessa italiana, olimpica e mondiale di sci di fondo. Alla griglia di partenza, elettrizzati e raggianti, c’erano anche un centinaio di concorrenti, tra bagnini e turisti, che si sono spensieratamente lanciati nella folle, quanto incredibile, corsa sul litorale alassino. Intanto il pubblico, giunto da ogni parte della provincia e dalle vicine metropoli, totalmente esterrefatto ed incredulo, sosteneva entusiasta gl’inverosimili protagonisti con applausi e grida d’incoraggiamento.

L’evento, svoltosi, a scopo benefico a favore dell’AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul cancro) ha visto vincitore il genovese PESCE Gianfranco di 52 anni, premiato, sul bagnasciuga, con un bellissimo trofeo dal Sindaco, Marco Melgrati, e dall’Assessore, Monica Zioni.


Ovviamente sulla spiaggia, essendoci maggior attrito e mantenendo la stessa tecnica, gli stessi sci e le stesse scarpe, usati in montagna, occorre uno sforzo decisamente più intenso e quindi i muscoli subiscono una più ragguardevole sollecitazione. Ma la felice illuminazione, per tanto inverosimile possa sembrare, è, senza alcun dubbio, brillante ed arguta. Infatti, la tradizionale economia rivierasca, già in notevole difficoltà da più di un decennio, ed ora, ulteriormente folgorata dalla crisi economica in atto, necessita indiscutibilmente di idee innovative e fresche, capaci di rinvigorire, e perché no, stravolgere, l’archetipo di turismo al fine di riuscire a far confluire più necessità e desideri cosicché tutti possano godere di ciò che di più straordinario il mondo ci ha donato: la natura.


 
Pubblicato da GenovaZena a maggio 2010

 

 


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lunedì 26 marzo 2012

Nel Silenzio di un Mondo Antico

di Simona Casagrande


Nella Riviera delle Palme l’estrema diversità degli ambienti rende facile al turista organizzare una vacanza secondo i propri interessi: è possibile, infatti, visitare questo territorio unicamente per i suoi tesori d’arte, oppure per la natura che varia, dal paesaggio dolce delle spiagge e dei primi pendii ricoperti di ulivi, a quello aspro delle montagne, o ancora per avere la sensazione di essere stati trasportati in un mondo antico, mentre si visitano borghi medioevali immersi nel silenzio.

Così magicamente catapultati, come dame e cavalieri, in un mondo incantato, incontriamo, in Val Lerrone, uno dei borghi meglio conservati, creati dalla città di Albenga, nella prima metà del ‘200, destinati a difendere e coltivare la piana: Villanova.

Completamente cinto da mura, alte più di sette metri, contornate da merlature guelfe, intervallate da dieci torri, con due portoni d’ingresso, il villaggio conserva al suo interno ancora interessanti arredi urbani del passato, come il pozzo medievale  con la catena d’epoca.

In Val Neva, ancora nel territorio ingauno, troviamo Cisano, altro paese fortificato da Albenga nel ‘200, ma di cui purtroppo restano soltanto alcune parti delle mura con i camminamenti di ronda ed una torre. Sulle alture, invece, perfettamente conservato, domina il castello di Conscente, fatto costruire dalla famiglia Costa nel 1400 e tutt’ora abitato dagli ultimi discendenti.

A sinistra del torrente Neva, troviamo la Val Pennavaira, che con le sue innumerevoli grotte, le alte guglie, pareti a strapiombo, creste e canyon, si è meritata l’appellativo di “Dolomiti della Riviera”. Questa zona, oltre ad essere amata da coloro che fanno free climbing, è considerata uno dei più importanti siti archeologici d’interesse nazionale, infatti nel corso degli scavi, iniziati negli anni ’50, sono stati rinvenuti numerosi reperti che attestano la presenza dell’uomo in questa zona, dal paleolitico fino all’età romana.

In questo punto, la strada, costeggiata da ciliegi, faggi, castagni ed ulivi, ci conduce in un caratteristico comune della vallata, composto da diverse frazioni: Castelbianco. Qui le case in pietra grigia locale, dai tetti piani e le cornici bianche alle finestre, sono cresciute intorno a mulini, frantoi e filande, ed abbandonate, per la maggior parte, in seguito al terremoto del 1887. La frazione in più evidente stato di abbandono era la Colletta, che però nel 1991 è stata oggetto di un interessante intervento di recupero, forse unico in Europa: rispettoso delle antiche strutture e dei motivi architettonici tradizionali nella zona, ed allo stesso tempo elegantemente all’avanguardia in quanto cavi telematici la collegano al mondo attraverso internet. Tutto appositamente studiato per poter lavorare a pieno ritmo, senza rinunciare agli stili di vita del passato e ad un contatto diretto con la natura ancora intatta che circonda il borgo, naturalmente solo per chi ha la possibilità di telelavorare.

Tornati sulla strada che conduce a Garessio, attraversato Zuccarello, ed i suoi portici dai pilastri e le arcate irregolari di stile piemontese, andiamo su verso Castelvecchio di Roccabarbena. Mentre saliamo, nonostante la strada tortuosa, varrebbe la pena ammirare e, con una macchina fotografica a portata di mano, immortalare la verde landa sotto di noi: all’orizzonte, verso sud-ovest, il blu immenso del mare, che, anche da lontano, sembra voler dominare il paesaggio. Alzando lo sguardo, invece, potremo vedere, aggrappate alla roccia, intorno al possente castello, le case del borgo. Sorto nel XI sec. intorno all’imponente maniero, è stato fatto erigere dai Clavesana, perché nel punto più idoneo a controllare contemporaneamente due valichi: il San Bernardo e lo Scravaion. In pietra, confondendosi tra la roccia della montagna, è formato da stretti passaggi, scavalcati da archi antisismici e massicce case fortezza, che salendo verso il castello, lo chiudono quasi in un cerchio. Curioso è il cimitero fatto a forma di cuore.

Scendendo in Val Varatella e passando dal Giogo di Toirano e dalle case in pietra di Carpe, giungiamo presso il monastero benedettino di San Pietro, fondato nel IX sec. sotto Carlo Magno, anche se si dice che San Pietro abbia sostato qui, con la sua famiglia, nel suo viaggio verso Roma, erigendo la prima chiesa della Liguria.

Come ultima tappa, non si può tralasciare, il caratteristico borgo di Toirano, che come altri centri della zona vanta origini romane, anche se la struttura è medioevale, come anche il ponte in pietra, che scavalca il torrente, del XII sec. Un tempo centro industriale di una certa importanza, produceva olio, vino e carta; oggi mantiene vivo il ricordo di quelle antiche attività, nel Museo Etnografico della Val Varatella.

Proseguendo sulla strada principale si arriva a Borghetto Santo Spirito e quindi al mare.

Dopo questa straordinaria giornata, tornati a casa, la sera, guardando, attraverso le finestre, il sole tramontare dietro le montagne, potrete rivivere, per un istante, con quella malinconia tipica della luce crepuscolare, gli odori, i colori, i suoni, il silenzio, la serenità e la magia di quei luoghi straordinari che soltanto la Riviera delle Palme vi può regalare.


Pubblicato da GenovaZena a settembre 2010



 

domenica 11 marzo 2012

La Storia siamo noi

di Simona CASAGRANDE


Si pensa che le origini di Laigueglia risalgano all’epoca dell’Impero Romano, quando era denominata Aquilia, da “aquila”, come testimonia lo stemma della città. L’aquila era infatti un simbolo ricorrente nelle insegne delle legioni romane, che si pensa stanziassero qui, formando il primo nucleo abitativo.

Notizie più certe si hanno a partire dal sec. XII e XIII, quando gli abitanti giurarono fedeltà alla Repubblica di Genova nel 1191, ricevendo il privilegio di eleggere i propri consoli.

Tra il 1200 ed il 1300 giunsero sulle rive laiguegliesi ondate di Catalani che ivi stanziarono con le loro famiglie per pescare il corallo nei pressi di Capo Mele e diedero origine ai più antichi ceppi famigliari, esistenti ancora oggi.

Proprio grazie ai nuovi arrivati, i residenti impararono bene la tecnica della pesca del corallo facendola divenire una fonte di reddito impareggiabile. S’innalzarono, così, i palazzi degli armatori, nacque un’università, si apportarono migliorie all’ormai vecchio ospedale in vico Semeria, nel 1531 la chiesa di San Matteo divenne parrocchia e furono costruiti ben quattro oratori.

Purtroppo, però, nel 1546, attirati proprio dalla ricchezza della località marina, i Saraceni, con quattordici navi e più di mille uomini, capitanati dal ferocissimo Dragut, luogotenente del terribile Barbarossa, approfittando dell’assenza dei marinai, una notte, misero la città a ferro e fuoco, devastandola e rapendo un terzo della popolazione, al fine di ottenere un riscatto. I pochi sopravissuti, disperati, corsero a chiedere aiuto nelle località vicine e, quando Dragut ed i suoi tornarono, con la loro richiesta di riscatto, trovarono ad attenderli, a sorpresa, migliaia di persone pronte a non cedere al ricatto e ben decisi a combattere per salvare i catturati. Una funesta battaglia mise in fuga i saraceni e al largo, la flotta del comandante Berno, liberò i prigionieri.

Così la Repubblica di Genova, fece costruire, qui, tre bastioni di guardia a difesa della località marinara: la Torre del Cavallo, ad est del borgo, innalzata nel 1564, è l’unica rimasta; allora anche carcere, è ora la costruzione simbolo della cittadina.

Proprio a questo periodo e allo “Sbarco dei Saraceni” è dedicata la rievocazione storica che si terrà qui venerdì 23 luglio 2010.

Ogni anno, infatti, per questa ricorrenza, il borgo si trasforma in un set cinematografico al quale prendono parte più di 500 figuranti, turisti e autoctoni. Da ogni finestra del borgo sventola la bandiera con croce rossa su fondo bianco, di Laigueglia, e gli abitanti accolgono i foresti in abiti d’epoca, ma il clou dello spettacolo si realizza dopo il tramonto, quando, spenta tutta l’illuminazione cittadina, la storia catapulta, come per incanto, lo spettatore a quella notte del 1546. Le donne, sedute sulla spiaggia, ricamano serene intorno al fuoco, spettegolando e i bambini sono allegramente intenti nei loro giochi. Danza una ballerina spensierata sulle onde della risacca, ma dal mare, vestiti di nero, improvvisamente e inattesi, arrivano a nuoto, con il coltello tra i denti, i terribili saraceni… Un rullo di tamburi annuncia la sciagura: le case del borgo s’incendiano, scoppia una battaglia cruenta, esplosioni e fuochi prendono la scena, con suggestivi sottofondi musicali, ma infine arrivano, da levante e da ponente, in un fiume di torce, i difensori che combattono con tutte le loro forze il nemico e liberano i prigionieri.

Ed i turisti, spettatori, in mezzo a tutto questo, guardano attoniti la rappresentazione, partecipando con grande trepidazione alla storia, completamente avvolti dalle grida dei laiguegliesi e dalle più belle colonne sonore di ogni tempo.

Tutti concluderanno la serata con una divertente festa di musica e balli in piazza, per celebrare insieme la liberazione dei prigionieri tornati alle loro case.

Decisamente uno spettacolo da non perdere!


 
Pubblicato da GenovaZena a luglio 2010






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domenica 12 febbraio 2012

Due Passi nel Passato


di Simona CASAGRANDE

Passeggiando nel “budello” della bellissima Alassio tutti noi scrutiamo sempre le coloratissime ed eleganti vetrine rimanendo affascinati dai capi d’alta moda che abbagliandoci ci legano al presente o proiettano nel futuro, ma c’impediscono di ammirare il passato di questi luoghi e le bellezze che li circondano, tanto famigliari, ma incredibilmente sconosciute.

Basterebbe chiudere gli occhi per un attimo per lasciarsi trasportare all’inizio del secolo scorso, quando il centro cittadino, dove ora vi sono strade, case su case, non era altro che una verde pianura coltivata ad ortaggi ed alberi da frutta e a questo modo riusciamo a godere di cose che di solito, distrattamente, vediamo, ma non guardiamo.
Così partendo dal fondo di via Roma incontriamo Villa Bianca, ove dal 1888 al 1905 visse il noto pittore irlandese Richard Whateley West, che ogni mattina, anche nei giorni più freddi dell’anno, scendeva a fare il bagno in mare e le cui opere, donate dalla figlia Katleen, nel 1963, alla città di Alassio, sono ora conservate nella Richard West Memorial Gallery.
Entrando nel “budello”, a chiunque verrebbe da sorridere pensando come nel 1907, durante la prima edizione della Milano-Sanremo, i ciclisti partecipanti, dovettero transitare proprio di qui, una stretta via lastricata, perché non esistevano altre strade.
Subito incrociamo, in Borgo Barusso, la chiesetta di Sant’Anna, protettrice dei marinai, eretta nel 1730, che racchiude al suo interno un crocifisso ligneo di Antonio Maria Maragliano. Posta s’uno scoglio sembra quasi volerci aprire la porta verso il centro storico del paese e noi accogliamo di buon grado l’invito.
Dopo alcuni metri, sul lato destro, troviamo tre grandi portoni incorniciati da neri portali in ardesia scolpita: è la chiesa della Carità, ove è conservata una statua dell’Assunta, anch’essa del Maragliano. Adiacente vi è l'Hospitium Peregrinorum, che fu eretto tra il 1307 ed il 1310 dagli armatori alassini, in seguito alla mancanza di alloggi durante il passaggio delle folle di pellegrini, diretti a Roma per il I Giubileo, indetto da Bonifacio VIII nel 1300. Qui soggiornò anche San Rocco di Montpellier, nel 1315. L’Hospitium aveva inizialmente la capacità di ventisei letti, una cucina e l’annessa chiesa, in seguito venne ampliato diventando il primo ospedale civico.
All’angolo con piazza Matteotti, troviamo un grande portone verde scuro con chiodi a punta di diamante, con due battenti, sovrastato da una mezzaluna in ferro battuto: Palazzo Scofferi che nel periodo napoleonico, fu sede del municipio ed ove si racconta, pernottò Napoleone, qui di passaggio.
Girando a sinistra in via Milite Ignoto incontriamo subito un magnifico portone in ferro color verde chiaro con chiodi a punta di diamante, con due battenti in ottone fuoriuscenti dalla bocca di una testa di leone, rappresentanti ognuno due putti reggenti lo stemma di famiglia: Palazzo Vallerga.
Ed ecco anche l’elegante portone di Palazzo Brea, del XVI sec., riconoscibile per le sue classicheggianti colonne in marmo bianco di Carrara, in stile ionico, sovrastate da un portale bianco con l’effige “Commondo et Hospitio”.
I nobili qui erano di matrice imprenditoriale, nobilitati per servigi e benemerenze acquisite, quindi non gareggiavano tra di loro, costruendo residenze sfarzose, si accontentavano di dimore di modeste proporzioni, di massimo due piani e a poca distanza l’una dall’altra.
Tornando nel “budello”, al n.29 ecco nuovamente un Palazzo Scofferi, di un altro ramo della famiglia, mostrare un incantevole portone in legno marrone scuro con chiodi arrotondati in ottone, affiancato da finte colonne in marmo bianco di stile dorico e sovrastato da una mezza luna in ferro battuto con al di sopra un bellissimo stemma di famiglia in pietra bianca.
Poco lontano incontriamo, del sec XVI e XVII, il Palazzo dei cittadini più illustri: i Marchesi Ferrero Gubernatis di Ventimiglia. Le finestre contornate dal giallo ocra sullo sfondo rosso scuro della facciata, fanno pensare al Palazzo del Quirinale ed il portone è talmente maestoso che sembra impossibile passagli davanti senza che venga notato, eppure sono pochi coloro, alassini e non, che restano catturati da tanto splendore. I battenti in ferro liscio, sul portone centrale, fuoriescono dalla bocca di Bacco ed i portali in marmo bianco hanno altorilievi con fiori, frutta e melograni a fargli da cornice; al centro, in alto, un grande stemma in marmo rappresentante uno scudo su sfondo oro con tre righe nere; sui lati due altorilievi in marmo bianco con grandi vasi pieni, quello a destra di fiori, quello a sinistra di frutta. Sul retro del Palazzo troviamo un maestoso giardino curato con l’amore che si addice solo ad uno scrupoloso giardiniere: pieno di aiuole con fiori di ogni specie e colore e poi abeti, palme e cipressi ed al centro un romanticissimo pozzo.

S’un lato di via Cavour, alzando lo sguardo, troviamo un bellissimo edificio bianco, degli anni ’30, con ringhiere e sottobalconi in ferro battuto nero, in stile liberty, quello che fu lo storico “Caffè Roma”, raduno del jetset internazionale degli anni ’50. - “Quel muricciolo anonimo, così spoglio, semplice contenimento del terriccio dei giardini pubblici, è indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini di un caffè così elegante” - disse un giorno Mario Berrino, il titolare del noto locale, ad Hemingway, mentre questi firmava il libro dei ricordi. Ma fu proprio in quell’istante che gli venne l’idea di trasferire gli autografi di tutti quei personaggi illustri, che aveva raccolto negli anni, su piastrelle di ceramica colorata, di varie forme e dimensioni, e rivestirne quel “Muretto” così spoglio, affinché tutti potessero contemplarli.

Dietro al Muretto, nascosto dagli enormi alberi del giardino, il Palazzo del Comune che dal 1904, ha preso il posto del convento delle Clarisse che sorgeva qui dal 1603, poi spostato sulla collina.

Di fronte, nascosta da un abete, s’intravede la “nuova” stazione ferroviaria, costruita nel 1914, s’un terreno che fu della famiglia Hanbury, la quale lo concesse gratuitamente a condizione che tutti i treni passeggeri, transitanti da Alassio, vi si fermassero; il primo treno che transitò sulla linea Savona-Ventimiglia risale all’anno 1872.
Attraversata piazza Partigiani si giunge ad una splendida costruzione in stile liberty, appena restaurata, il “Grand Hotel”. Del 1871, era l’albergo più elegante del ponente ligure, solo una decina d’anni più vecchio dell’Hotel Mediterranee, era affiancato da un casinò che ha lasciato il posto all’attuale piazza.

Furono gli anni in cui i medici cominciarono a consigliare la balneazione nelle acque marine quale metodo naturale per la guarigione di diverse malattie, così le spiagge cominciarono timidamente ad animarsi di ultra pudichi bagnanti e proprio qui davanti sorse, qualche anno dopo, il primo stabilimento balneare della cittadina “l’Anfitrite”, affiancato in breve tempo dalle cabine del Collegio Salesiano. Pochi sanno che, a questo proposito, nel 1906 le autorità comunali emisero un’ordinanza (molto simile a quella attuale), secondo la quale era severamente proibito percorrere o intrattenersi per le vie del paese in accappatoio, era solo tollerato andare con tale abbigliamento dall’abitazione al mare.
Questi furono anche gli anni in cui arrivarono qui i precursori dell’attuale turismo: gli inglesi.
E così nacque l’Alassio che tutti noi conosciamo, quella che viviamo ascoltando il ticchettio dell’orologio e di cui non ci soffermiamo mai ad ammirare le bellezze che la resero tale.

 

Pubblicato su GenovaZena nel giugno 2010